di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 12 ottobre 2023
“È pericoloso”. Rigettata l’istanza di Francesco Tagliavia, all’ergastolo per l’attentato di via dei Geogofili a Firenze, che voleva acquistare il volume che il giornalista ha scritto basandosi sulle dichiarazioni del pentito catanese Maurizio Avola, giudicato inattendibile dalla Procura di Caltanissetta. “Le esigenze di sicurezza prevalgono sul diritto all’informazione”.
Condannato in via definitiva per la strage di via dei Georgofili, a Firenze, e recluso da anni al 41 bis, il boss Francesco Tagliavia, 69 anni, ha rivendicato il suo diritto ad essere informato pretendendo di poter acquistare e leggere un libro molto discusso, “Nient’altro che la verità”, scritto dal giornalista Michele Santoro e che alla sua uscita, nel 2021, aveva scatenato molte polemiche. Per i giudici, però, sul diritto all’informazione del detenuto nel carcere di Sassari prevalgono importanti esigenze di sicurezza, per cui gli è stato vietato di avere il volume. La prima sezione della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dello stragista e lo ha condannato a versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende, ritenendo corretta la precedente pronuncia del tribunale di Sorveglianza.
Il libro che Tagliavia avrebbe voluto leggere si basa sulle dichiarazioni di un pentito catanese, Maurizio Avola, che ha sostenuto di aver partecipato alla strage di via D’Amelio. La Procura di Caltanissetta, con una nota ufficiale, aveva smentito il collaboratore di giustizia, dichiarandolo totalmente “inattendibile”.
A Tagliavia, come lui stesso ha dichiarato, il volume interessava per “trarne spunti per un procedimento di revisione di prossimo avvio”. Il magistrato di Sorveglianza aveva inizialmente dato il via libera all’acquisto del libro da parte del detenuto, ma il Dap aveva impugnato il provvedimento davanti al tribunale di Sorveglianza di Sassari, che aveva poi bocciato la decisione precedente, anche perché i motivi che il boss ha manifestato per avere il volume costituirebbero “la prova del fatto che ha un interesse personale alla lettura che travalica il puro diritto all’informazione”.
I giudici avevano messo in evidenza come a Tagliavia è già vietato ricevere la stampa palermitana per motivi di sicurezza, che prevalgono sul diritto all’informazione: “L’interruzione dei flussi comunicativi con l’esterno, scopo del regime speciale del 41 bis, potrebbe, infatti, essere vanificata laddove il detenuto potesse apprendere da inchieste giornalistiche notizie sugli assetti di mafia che via via si vanno formando”, dicono i giudici. Ecco perché “è opportuno che il detenuto non possa leggere il suddetto libro-inchiesta, che ripercorre anche fatti di mafia cui ha preso parte l’interessato, e che ancora oggi presentano aspetti oggetto di approfondimento giornalistico e giudiziario”, aveva messo nero su bianco il tribunale.
Per la prima sezione della Cassazione, presieduta da Francesco Centofanti, l’ordinanza non contiene alcun vizio di legittimità e per questo il ricorso di Tagliavia è stato respinto ed il detenuto non solo non potrà leggere il libro, ma dovrà anche versare 3 mila euro alla Cassa delle ammende.









