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di Marco Bentivogli

La Repubblica, 7 marzo 2022

Mentre le persone muoiono, il “neutralismo attivo” è un ossimoro grottesco. Non si può lasciare la speranza di un futuro che metta al bando la guerra nelle mani dei nostalgici di un passato che neanche ricordano.

Vladimir Putin ha attaccato e invaso l’Ucraina. Ieri i raid russi hanno colpito persino i corridoi umanitari concordati sparando sui civili in fuga. Lo abbiamo lasciato fare a Grozny e ad Aleppo, non servono prove d’appello. Ovunque nel mondo (perfino a Mosca!) si susseguono imponenti manifestazioni per la pace, maree umane con i colori dell’Ucraina, per chiarire che la pace è un bene supremo, ma soprattutto che non c’è spazio per la confusione tra invasore e vittima.

Non scomodiamo Gramsci peraltro decontestualizzato. Mentre le persone muoiono, il “neutralismo attivo” è un ossimoro grottesco. Non si può lasciare la speranza di un futuro che metta al bando la guerra nelle mani dei nostalgici di un passato che neanche ricordano. Li abbiamo già visti in azione, su alternanza scuola-lavoro, vaccini, ambiente, lavoro, pluralismo dell’informazione, antifascismo, ovunque è chiara solo la loro forza dogmatica e distruttiva di un associazionismo storico che si parla addosso, prigioniero di vecchi ideologismi senza più valori. Non è mai accaduto, come in questi ultimi tempi, di vedere i gruppuscoli, di coloro che non hanno ancora smaltito i fondi di bottiglia dell’estremismo ideologico, egemonizzare i movimenti e le espressioni della società civile e della rappresentanza.

E gli altri? I nostri liberali si accontentano di darsi ragione a vicenda e considerano troppo impegnativo mobilitarsi per qualcosa. E così mancano spazi di rappresentanza veramente popolare, della stragrande maggioranza delle persone. Quelle che vediamo ovunque nel mondo e che anche qui si vorrebbero mobilitare senza sentirsi a disagio. Ovvero quello che il sindacato confederale ha sempre garantito: che le piattaforme delle iniziative non venissero egemonizzate dagli estremisti. È possibile che se ne ricordino solo la Cisl e il segretario del Pd Enrico Letta?

Landini chiede l’intervento dell’Onu, il cui intervento è appunto impedito dal veto della Russia in sede di Consiglio di Sicurezza: in questo frangente bisognerebbe mettere da parte la demagogia. La neutralità è peraltro dubbia, si inizia col dire che Putin e la Nato pari sono, per poi approdare al vero nemico: la Nato e gli americani. Eh sì, la guerra non è tale se non sono gli americani ad attaccare. Perché non possiamo dimenticare “le responsabilità dell’occidente”. E in fondo “perché non la smettono questi Ucraini”, “la loro resistenza ci disturba”, “rischiano di coinvolgerci”, “dategli la Crimea, mio cugino ha detto che era russa”. E in fondo “anche le sanzioni sono ingiuste”. E così, i terzisti sono spettatori infastiditi da un’invasione che non possono neanche definire tale. Con queste premesse andremo a festeggiare il 25 aprile negando il diritto degli ucraini di resistere? Perché in fondo la guerra non c’entra, è solo un’altra buona occasione per attaccare “il governo dei banchieri” con la stessa arroganza di Salvini, la stessa goffaggine con cui si è di lotta e di governo senza prendere posizione apertamente.

Non si può essere prigionieri della retorica soprattutto se quest’ultima ci chiude gli occhi e ci relega sugli spalti. Generalmente è vero: la guerra non si combatte con la guerra ma la teoria secondo cui la guerra è sempre responsabilità di tutti gli attori in conflitto, è semplicemente falsa. Relativizzare le responsabilità è utile a costruire gli alibi ma non al cessate il fuoco né a fermare la guerra. Serve a noi per liberarci la coscienza.

Abbiamo un anno importante davanti, in cui fare chiarezza e schierarci: nel marzo 2018 gli italiani hanno scelto una maggioranza politica vicina a Trump, a Putin e alla Cina. Certo, vogliamo che il “mondo libero” sia veramente libero ma anche questo dipende da noi. Il prossimo anno rieleggeremo il Parlamento. Abbiamo visto in faccia cosa significa lasciare il mondo in mano ai deliri degli autocrati, toccherà a noi, dovremo decidere anche da che parte sta il nostro Paese e per questo unirci e mobilitarci. E anche per questo serve una politica nazionale ed europea che ci liberi progressivamente dalle dipendenze commerciali, energetiche e industriali dalle dittature (o democrature): dal gas, all’energia elettrica, all’acciaio, ai semiconduttori, alle tecnologie, alle materie prime, alle terre rare. Dipendenze che abbiamo esternalizzato perché incapaci di tenere insieme sviluppo e sostenibilità, disunite all’eterno rinvio di scelte coraggiose. È il momento di difendere la libertà, la democrazia e la pace e non l’occasione di riscossa per chi non ci ha mai creduto davvero.