sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Simone Baroncia

korazym.org, 11 settembre 2026

“Il Poverello fra i più poveri - Sentieri di speranza oltre le Mura” è una pièce teatrale nata dal Laboratorio di lettura e scrittura creativa “San Francesco - Sentieri di speranza oltre le Mura”, realizzato dall’associazione Incontro e Presenza OdV in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, andata in scena sabato 22 agosto (e poi dal 22 settembre da Milano per la tournée nei teatri italiani) al Meeting dell’Amicizia tra i Popoli alla Fiera di Rimini, scritto e diretto da Alessandro Cozzi e Guido Mezzera con la direzione ed esecuzione musicale di Walter Muto, liberamente tratto da ‘La ferita, la letizia’ di Davide Rondoni.

Il progetto ha coinvolto un gruppo di detenuti della Seconda Casa di Reclusione di Milano - Bollate in un percorso di lettura, scrittura ed espressione creativa ispirato alla vita, alle parole e ai valori del Santo di Assisi. La rappresentazione si sviluppa attraverso una serie di quadri scenici che raccontano l’incontro immaginario tra un detenuto e san Francesco. Attraverso parole, immagini e musica, lo spettacolo propone una riflessione sulla condizione umana, sulla possibilità di riscoprire dignità e libertà interiore anche nelle situazioni più difficili, seguendo il messaggio francescano di accoglienza, fraternità e letizia.

A Guido Mezzera abbiamo chiesto di raccontarci la ‘nascita’ di questa pièce teatrale: “Come spesso accade sono diversi i fattori che concorrono nel far accadere certe cose, cose sicuramente fuori dalla normalità, anche se sono personalmente certo che tutti questi fattori hanno la stessa origine. Proviamo a descriverli. Primo fattore: innanzitutto, come bene sappiamo, ricorrono nel 2026 gli 800 anni dalla morte di san Francesco. Tantissime sono state dunque le iniziative dedicate, molte delle quali suggerite e sostenute dal Comitato Nazionale per le celebrazioni degli 800 anni dalla morte di san Francesco, comitato presieduto dal presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

Tra le molte immaginate, si è pensato di celebrare questa ricorrenza anche nelle carceri italiane. E per questo motivo il Comitato ha incaricato l’associazione ‘Incontro e Presenza’, che da diversi anni raccoglie un numero significativo di volontari che si recano regolarmente in diversi istituti di pena per incontrare e fare compagnia a molti detenuti. Sono uno di questi volontari. Da alcuni anni entro nel carcere di san Vittore di Milano ed, ultimamente, anche nel carcere di Bollate. Come professione faccio il consulente, ma inoltre scrivo e pubblico libri, realizzo riduzioni teatrali, mi occupo della regia di questi spettacoli e spesso sono anche sul palcoscenico come attore”.

Quindi da un incontro in carcere può nascere la letizia?

“Quando si è trattato di immaginare una rappresentazione da proporre in un carcere, con alcuni amici dell’associazione abbiamo subito pensato che non avremmo voluto fare uno spettacolo che commemorasse il Santo di Assisi avendo come spettatori i detenuti di un carcere, ma che avremmo voluto coinvolgere loro stessi nella realizzazione di questo spettacolo. Abbiamo quindi immaginato di realizzare uno spettacolo che potesse essere rappresentato nel carcere di Bollate, ma poi reso disponibile ad altri detenuti di altre case di reclusione ed ai volontari che si recano da loro, perché anche loro stessi potessero diventare protagonisti dell’iniziativa.

Dunque, il secondo fattore decisivo, oltre che rispondere alla sollecitazione del Comitato Nazionale, è stato quello di proporre questa iniziativa ai nostri amici detenuti. E lo spettacolo è nato proprio da questo incontro, a cominciare da uno di loro, detenuto nel carcere di Bollate, che fin da subito si è dedicato in particolare alla parte introduttiva degli otto ‘quadri’ che compongono il soggetto teatrale. Il terzo fattore decisivo è stata la ‘scommessa’ che personalmente ho voluto giocare: lungi dal celebrare la vita di san Francesco, spesso raccontata in modo molto semplice, talvolta anche banale, o al contrario in modo problematico, introspettivo, difficile da comprendere, il mio desiderio (la scommessa appunto) è stato quello di rappresentare un ipotetico, ma molto concreto dialogo tra il Santo e un detenuto. Un detenuto in rappresentanza di tutti coloro che vivono nelle carceri”.

E san Francesco come si inserisce in questo percorso?

“Un dialogo che potesse ospitare i dolori, le fatiche, le ferite, le domande che un detenuto, oggi, potrebbe, vorrebbe raccontare a San Francesco. E parimenti, che cosa oggi san Francesco potrebbe, avrebbe da dire al detenuto, quale speranza vera potrebbe suscitare. Con questa domanda, con questa scomoda ma decisiva scommessa, ho scritto questo dialogo. E la scommessa credo sia stata grandemente vinta, non certo per la mia, comunque imperfetta, capacità di scrittore, ma per quello che è accaduto durante i diversi mesi di preparazione dello spettacolo fino alla sua prima rappresentazione la sera dello scorso venerdì12 giugno, presso il carcere di Bollate. Così siamo giunti al quarto fattore: l’amicizia sempre più stretta con altri quattro detenuti, coinvolti nella recitazione, una frequentazione settimanale per le prove, durata alcuni mesi, che di fatto ha trasformato le parole che avevo scritto nella testimonianza viva e vera della loro vita. Tantoché il dialogo stretto tra san Francesco e ciascuno di loro, di loro detenuti-amici-attori, su quel palco non è stato più la recitazione di una pièce teatrale, ma la testimonianza di questo incontro reale, doloroso e vero, tra la loro vita concreta e quest’uomo, questo Santo, scoperto o riscoperto così simile a loro stessi. Qualcuno del pubblico, non certo giovane e lontano da ambienti di Chiesa, ha persino detto di aver incontrato davvero san Francesco dentro un carcere di Milano”.