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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 12 giugno 2026

È il giorno del ricorso di Alfredo Cospito contro il rinnovo del 41 bis al tribunale del riesame di Roma. Il regime di carcere duro nei confronti dell’anarchico, in vigore dal 2022, è stato rinnovato per altri due anni dal ministero della giustizia alla fine di aprile con un provvedimento di 75 pagine che dà conto dei pareri sul tema - tutti positivi - della Direzione nazionale antimafia, della Direzione distrettuale antimafia di Torino e della direzione centrale della polizia di prevenzione del Viminale. La tesi di fondo è che l’area anarchica che fa riferimento a Cospito sia ancora pericolosa e, dunque, una sua eventuale uscita dal 41 bis - fosse anche per l’appena meno afflittivo regime di alta sorveglianza - rappresenterebbe un rischio concreto per la sicurezza della Repubblica.

Grande enfasi viene data a quanto accaduto il 19 marzo scorso al parco degli Acquedotti di Roma, quando Sandro Mercogliano e Sara Ardizzone sono morti a causa dell’esplosione di un ordigno che loro stessi stavano costruendo dentro una cascina abbandonata. Il nucleo centrale dell’udienza di oggi, ad ogni modo, riguarderà la Federazione anarchica italiana e la supposta attualità della minaccia che rappresenterebbe. L’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini, nel suo ricorso fa presente che gli ultimi due attentati rivendicati dalla Fai informale risalgono al 2022 (un plico diretto all’amministratore delegato di Leonardo) e al 2023 (un ordigno incendiario al tribunale di Pisa).

Da allora la sigla è silente e, in ogni caso, nulla ha a che vedere con Mercogliano e Ardizzone: il primo è stato assolto dall’accusa di far parte della Fai al processo Scripta Manent di Torino, lo stesso per cui venne condannato Cospito - con il quale ha condiviso anche 4 anni di detenzione nel circuito dell’alta sicurezza del carcere di Ferrara - mentre la seconda era tra gli assolti del processo Sibilla di Perugia, quello che accusava di istigazione a delinquere e un variegato numero di altri reati i redattori della rivista anarchica Vetriolo. L’altro problema del provvedimento di rinnovo del 41 bis è che le conclusioni investigative vengono tirate sulla base di processi che però sono finiti quantomeno con la caduta dell’accusa più forte: l’associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Uno è quello di Perugia su Vetriolo, l’altro è quello per l’operazione Byalistok del 2020 contro i frequentatori del centro sociale Bencivenga di Roma.

Secondo le autorità investigative, comunque, Cospito sarebbe “il leader” di una vasta area di anarchici e toglierlo dal carcere duro gli consentirebbe di dare “indicazioni operative” per ipotetiche attività di natura eversiva. Peraltro, si legge ancora nelle carte ministeriali, anche nel carcere di Sassari dove è detenuto, Cospito continuerebbe in qualche modo quantomeno a ricevere informazioni su quello che succede fuori dal carcere attraverso le visite di sua sorella.

Per l’avvocato Rossi Albertini tutte queste conclusioni sono manifestamente “illogiche”, soprattutto perché gli esiti giudiziari delle inchieste su cui si poggiano i pareri delle autorità investigative sono noti. E danno tutti torto agli impianti accusatori: i legami con la Federazione anarchica informale, allo stato attuale delle cose, non sussistono.

Del resto il processo Scripta Manent ha accertato che solo tre persone farebbero parte del gruppo terroristico: Cospito, Anna Beniamino (detenuta a Rebibbia) e Nicola Gai. Stamattina, davanti al tribunale del riesame in via Triboniano, è stato convocato un presidio di solidarietà. Un altro ci sarà lunedì 22 giugno a piazzale Clodio, dove è in programma un’udienza del processo per i disordini che seguirono un corteo romano del gennaio 2023. Gli imputati sono 13. Tra loro c’è anche Sara Ardizzone.