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di Liana Milella

 

La Repubblica, 19 luglio 2019

 

La ministra leghista Bongiorno: soldi perché non siano ostaggi, contro i maschi aggressivi le leggi non bastano. Il sottosegretario 5S Spadafora: 10 milioni in più a centri e case rifugio. La Finanza vigilerà su come vengono spesi.

Trentasette milioni di euro contro la violenza degli uomini a danno delle donne. Non solo per potenziare i centri e le case rifugio, 338 in Italia, ma anche per garantire task forze di polizia specifiche e sensibilizzate sul tema, quindi indagini più rapide per spedire in carcere gli autori delle discriminazioni prima, e della furia omicida poi.

Giulia Bongiorno e Vincenzo Spadafora - ministra della Pubblica amministrazione la prima e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità il secondo - siedono l'una accanto all'altro per presentare a Palazzo Chigi il "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne" fino al 2020.

Un appuntamento anticipato da Repubblica il 9 luglio, e saltato in quei giorni proprio per le polemiche leghiste contro l'intervista di Spadafora, colpevole di aver criticato il comportamento del vicepremier Matteo Salvini verso le donne, a partire dalle sue dichiarazioni contro la comandante Carola. Ma stavolta Bongiorno e Spadafora - leghista la prima, grillino il secondo - bloccano possibili domande politiche imbarazzanti.

Si parla solo del piano e savoir faire vuole che inizi Bongiorno. Che mette in rapporto il piano antiviolenza con il voto definitivo di 24 ore prima al Senato sulle norme per punire, in modo molto più severo e con l'introduzione di nuovi reati, stupri, stalking e pubblicazioni oscene. "Il Codice rosso è un mattone fondamentale, ma non basta - dice Bongiorno - perché la violenza non si combatte solo con le leggi".

E fa l'esempio dei fondi ribattezzati "anti ostaggio" messi a disposizione da Spadafora "per gli sportelli di ascolto sulla discriminazione". Spiega la ministra - alle spalle la lunga esperienza del centro Doppia difesa con Michelle Hunziker - che "molte donne vittime della violenza dei mariti sono costrette a restare a casa perché sono senza lavoro, quindi restano ostaggio dei mariti e dei loro comportamenti. I fondi consentiranno loro di allontanarsi senza andare nelle case rifugio". Spadafora annuisce e illustra il suo piano sfogliando le slide.

Parte dai fondi in più, che considera il punto di forza. Trentasette milioni di euro per il 2019 rispetto ai 31 milioni dell'anno precedente. Il sottosegretario parla di "un'azione concreta a tutela delle donne perché fondata su risorse certe", disegna "un piano flessibile che verrà aggiornato nei prossimi mesi dalla cabina di regia".

Previene la possibile critica sul controllo dei fondi e annuncia la nascita, in collaborazione con la Finanza, di "una task force per assicurare la trasparenza e il corretto impiego dei finanziamenti". Spadafora entra nei dettagli, parla dei "10 milioni in più" per i centri e le case rifugio. Ma anche dei fondi per "le campagne comunicative e informative rivolte soprattutto ai più giovani, per evitare l'odio che spesso in rete viene fomentato proprio sugli stereotipi di genere".

Il piano prevede anche un milione di euro distribuito tra le forze di polizia per la formazione. E Spadafora insiste che "non sono fondi una tantum", ma destinati a diventare stabili. Dalle Pari opportunità partiranno anche 1,7 milioni per gli altri ministeri: 430mila euro andranno al Viminale per dar vita a un sistema informativo integrato sulla violenza, mentre la Giustizia si occuperà di aggiornare le toghe sui reati contro le donne per accelerare inchieste e processi. Un modo per liberare le donne prima possibile, e definitivamente.