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di Cristina Borgogno


La Stampa, 1 aprile 2020

 

"A voi operatori ospedalieri, in questo periodo reso ancora più difficile e intenso a causa del coronavirus, vorremmo mostrare la nostra solidarietà di detenuti nei confronti di persone eccellenti quali siete che, prodigandovi per altri, al costo della vostra vita, accudite chi, bisognoso, implora aiuto". In un momento in cui non si contano quasi più i gesti di solidarietà, a tendere la mano sono anche persone che si trovano in una non facile situazione.

In un isolamento ben diverso da quello richiesto dai protocolli sanitari per contenere l'epidemia. Succede ad Alba, nella casa di reclusione "Giuseppe Montalto" tristemente nota alla cronaca per le vicissitudini che hanno attraversato le sue mura negli ultimi quattro anni (un'epidemia di legionella, la chiusura dell'istituto per due anni e poi il ripristino di una piccola parte di struttura che accoglie, allo stretto, una cinquantina di ospiti).

Qui sono i detenuti ad aver raccolto una piccola somma di denaro da devolvere all'ospedale San Lazzaro della città, trasformato di questi tempi, come tanti ospedali di provincia, per accogliere i malati covid19. Una donazione accompagnata da una lettera scritta di proprio pugno dagli ospiti in cui saltano all'occhio l'impegno e la sensibilità di persone che, consapevoli della propria condizione, vogliono contribuire alla causa. Sentirsi parte di una comunità. Precisando nella missiva che si tratta di una generosità modesta, fatta con le risorse di cui hanno disponibilità in questo difficile momento. Ma fatta anche "con il cuore. Sì da detenuto, ma non diverso da quello di altre persone solo perché trovandosi al di là di alte mura".

Un gesto che sarebbe magari, per vari motivi, passato inosservato. Ma che il garante comunale dei diritti dei detenuti, Alessandro Prandi, ha voluto condividere sui social. "Pur nell'estrema difficoltà e le incertezze del momento - dice Prandi -, questo è un gesto di grande solidarietà e vicinanza verso il resto della comunità nonostante l'opinione pubblica, anche locale, appaia distante e disinteressata rispetto alla questione penitenziaria".

"La grave emergenza che stiamo vivendo - spiega il garante, che giovedì sarà al Montalto per visitare i detenuti albesi - sta mettendo a nudo, se ce ne fosse bisogno, le criticità del nostro sistema penitenziario. Chiediamo che si attivino tutte le misure necessarie per tutelare la salute sia delle persone recluse che degli operatori e degli agenti della polizia penitenziaria.

La sospensione di tutte le attività educative, delle visite dei famigliari (sostituite con i colloqui in videoconferenza) e delle attività di lavoro all'esterno degli istituti, benché comprensibili vista la situazione, pone i detenuti in una situazione di ancora maggiore isolamento e di straniamento difficilmente tollerabile per lungo tempo. A questo si aggiunga che nelle carceri piemontesi sono stati trasferiti decine di persone provenienti dagli istituti teatro delle rivolte della scorsa settimana, aumentando il numero dei reclusi in un contesto già degradato".