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di Isotta Carosso

 

La Stampa, 1 luglio 2019

 

Fra le tante attività i reclusi impegnati in vigna, pet therapy e presto nella coltivazione di un noccioleto. "Evasioni carcerarie" è il nome scelto per l'evento con cui ieri la casa di reclusione "Montalto" di Alba ha aperto i cancelli per far entrare ospiti e famigliari dei reclusi a cui raccontare le attività dei suoi 49 detenuti che oggi occupano l'unica ala del carcere riaperta dopo la chiusura per legionella oltre tre anni fa.

In un teatro allestito fra gli alberi del giardino, con la regista Fulvia Roggero e alcuni volontari, i detenuti-attori hanno messo in scena lo spettacolo "La vita è sogno...il sogno è vita?". Presenti anche i garanti regionale e comunale dei detenuti, Bruno Mellano e Alessandro Prandi, e la direttrice del carcere Giusy Piscioneri. "Il teatro è un percorso di crescita al di là di dove lo si fa - ha spiegato la regista. Significa imparare a mettersi in gioco e a portare a termine lo spettacolo nonostante le difficoltà". Con le insegnanti del Cpia, invece, hanno potuto partecipare al corso di italiano e a quello di inglese - uno dei più gettonati - entrambi con esame e attestato finale. Il corso di arte è stato dedicato alla ceramica.

"Non sono pochi gli ostacoli per poter realizzare queste attività in carcere - hanno raccontato le docenti -. I protocolli da seguire, gli oggetti che non si possono portare, gli utenti che cambiano continuamente, ma i risultati ci sono. Molti di loro hanno superato gli esami e potuto vivere esperienze importanti". Ad esempio cinque ragazzi del corso di arte hanno ottenuto un permesso speciale per visitare la mostra della Fondazione Ferrero "Dal nulla al sogno".

Fra le novità, "Il manuale dei giovani ristretti", con le ricette messe a punto in carcere dove quotidianamente preparano i loro pasti e i consigli dello chef stellato Davide Palluda. I corsi di pet therapy si fanno dal 2014 con l'associazione "Recuperamiamoli" e il supporto del Csv, un percorso culminato con le visite ad anziani e ai malati psichici. A raccontare l'esperienza è stato uno dei detenuti, Alex, con Penelope, uno dei sei cani tutti vittime di maltrattamenti e ora esperti "terapisti": "Qui pensiamo sempre a ciò che ci manca, ma quelle visite ci hanno mostrato che basta poco per essere felici. La fiducia che ci è stata accordata e la sensazione di aver dato qualcosa anche noi è impagabile".

L'agronomo Giovanni Bertello e il professor Bruno Morcaldi hanno raccontato di come l'agricoltura in Langhe e Roero la fa da padrona anche in carcere, proprio con l'obiettivo di insegnare un mestiere ai detenuti: lungo tutto il perimetro interno della casa di reclusione corrono i filari di viti coltivati in collaborazione con la scuola Enologica dove viene vinificato il "Valelapena"; quest'anno entreranno in produzione i noccioli, sono stati piantati i primi alberi da frutta e l'orto è coltivato in ogni spazio verde. A portare avanti i progetti nelle scuole, ma non solo, sono i volontari dell'associazione Arcobaleno.

Due allieve del liceo "Da Vinci", presenti ieri, ad esempio hanno deciso di fare in carcere l'alternanza scuola/lavoro: "Le nostre famiglie - hanno raccontato Clara Riverditi e Giulia Leone - erano spaventatissime. Siamo entrare piene di pregiudizi, invece questa esperienza ci ha cambiate completamente in meglio. Abbiamo ascoltato tante storie e incontrato quelli che oggi consideriamo amici".