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di Daniela Scavino

La Stampa, 31 agosto 2025

L’annuncio del direttore della Casa di reclusione Nicola Pangallo. E i container prefabbricati? “Più nessuna comunicazione”. Ad Alba la casa di reclusione Giuseppe Montalto si prepara a una fase decisiva della sua lunga stagione di cantieri. Dopo anni di chiusure parziali e capienza ridotta, il direttore dell’istituto, Nicola Pangallo, conferma che “entro ottobre sarà completata la fase uno dei lavori, con la riconsegna della sezione detentiva principale”. Un passaggio che consentirà di riattivare 91 camere, per una capienza complessiva tra i 170 e i 180 posti.

Resta invece incerta la vicenda dei moduli prefabbricati: fino a metà agosto pareva che ad Alba dovessero essere collocati due container da 24 posti ciascuno, per un totale di 48 nuovi letti. Un progetto nazionale promosso dal commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, anche se contestato da sindacati e giudicato da molti “costoso e disumano”. Ma negli ultimi giorni l’appalto è stato revocato per l’aumento dei costi (da 32 a 45,6 milioni di euro) e, secondo l’ultimo aggiornamento diffuso, Alba non rientra per ora tra le sedi prioritarie. “Come istituto - spiega Pangallo - ci siamo fermati al sopralluogo iniziale, durante il quale era stata individuata l’area per i prefabbricati. Non abbiamo ricevuto ulteriori comunicazioni ufficiali. È possibile che il progetto torni in agenda, ma al momento non ci sono tempi né certezze”.

Il carcere oggi ospita 48 reclusi, tra cui due semiliberi e alcuni detenuti in articolo 21 con un lavoro all’esterno. Una popolazione ridotta e particolare: si tratta soprattutto di internati sottoposti a misure di sicurezza detentiva, molti con disturbi psichiatrici o gravi fragilità. “Anche per questo la gestione quotidiana non è semplice e richiede un impegno straordinario da parte della polizia penitenziaria”, spiega Pangallo. Sul fronte sanitario pesa l’assenza di un presidio medico attivo 24 ore su 24, più volte denunciata dai sindacati.

Il direttore precisa: “La copertura attuale è legata alla dimensione ridotta dell’istituto. Con la riapertura e l’aumento dei detenuti, i protocolli con l’Asl dovranno essere rivisti e ampliati”. La prospettiva è che Alba torni a essere una vera casa di reclusione, di media sicurezza. Questo aprirebbe la strada a una ripartenza anche sul piano trattamentale. “Una volta riaperta la sezione principale - dice Pangallo - sarà necessario avviare osservazioni individuali e valutare quali percorsi attivare, in linea con il principio costituzionale del reinserimento”.

Su questo punto il confronto è stato netto: l’ex garante regionale Bruno Mellano e il garante albese Emilio De Vitto hanno ribadito che non basta “aggiungere letti”, ma serve un progetto capace di valorizzare le risorse già presenti, dal teatro alla biblioteca, al vigneto. Senza spazi e attività, il rischio è che la detenzione si riduca a permanenza in cella, un modello censurato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il direttore conclude: “Siamo consapevoli che per evitare tensioni e criticità servono progetti, lavoro, formazione. È quello che auspichiamo di costruire insieme alla comunità e agli enti territoriali”.