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di Vitalba Azzollini

Il Domani, 2 luglio 2025

La relazione del Massimario della Cassazione sul decreto Albania raccoglie opinioni di esperti, molti dei quali erano stati auditi in parlamento. Nulla che Nordio, il quale si dice “incredulo”, già non conoscesse, o almeno non fosse in grado di conoscere. Dopo la relazione dell’Ufficio del massimario della Corte di cassazione sul decreto Sicurezza, il ministro Carlo Nordio si è detto “incredulo”. È probabile che egli abbia avuto la stessa reazione riguardo al report del Massimario sulla legge di ratifica del protocollo con l’Albania, da ultimo modificata nel marzo scorso. Ci si stupisce dell’incredulità del ministro: entrambi i rapporti raccolgono le opinioni di esperti, accademici, rappresentanti di enti e associazioni, molti dei quali erano stati auditi in parlamento durante l’iter di approvazione delle leggi in questione. Nulla che il ministro già non conoscesse, o almeno non fosse in grado di conoscere.

Dunque, ci si può stupire - come fa Nordio - di pareri che erano noti da mesi e dei quali il legislatore avrebbe dovuto tenere conto per evitare eventuali vizi di costituzionalità, e invece li ha ignorati?

Criticità emerse nelle audizioni - Ad esempio, riguardo al testo che trasforma la struttura di Gjadër in centro di permanenza per i rimpatri (Cpr), nel report del Massimario si rinvengono le critiche espresse dal professore Paolo Bonetti, in audizione, sull’assenza di disposizioni legislative “che precisino, in modo tassativo, i presupposti per disporre il trasferimento da e per il centro” albanese. Il fatto che le decisioni sui trasferimenti spettino “soltanto all’autorità di pubblica sicurezza (senza alcuna convalida dell’autorità giudiziaria)” appare in violazione della “riserva di legge in materia di stranieri prevista dall’articolo 10, comma 2 Cost. oltre che la riserva assoluta di legge circa i casi e i modi della restrizione della libertà personale e la riserva di giurisdizione previsti dall’articolo 13 Cost.”.

Ulteriori criticità costituzionali, riportate nella relazione del Massimario, erano state già sottolineate in audizione anche dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) in merito a irragionevoli differenze di trattamento tra i migranti trattenuti nei Cpr in Albania rispetto a quelli in Cpr italiani. I primi, tra l’altro, “non hanno le medesime garanzie di tutela della salute”, poiché “non risulta possibile assicurare le cure che, in Italia, devono essere garantite dal Sistema sanitario nazionale”, e ciò appare in violazione degli articoli 3 e 10, comma 3, della Costituzione. Il professore Salvatore Curreri, sempre in audizione, aveva pure affermato che i migranti in Albania hanno contatti con i loro avvocati difensori solo da remoto e sono interrogati da un giudice in videoconferenza: tutto questo può minare l’effettiva garanzia del diritto di difesa, tutelato dall’articolo 24 della Costituzione. Anche questa critica è stata ripresa dal Massimario.

Profili di incompatibilità tra la normativa italiana e la cosiddetta direttiva rimpatri erano stati esposti in audizione dal professore Roberto Zaccaria. Secondo tale direttiva, salvo casi particolari, “i rimpatri possono avvenire soltanto dal territorio degli stati membri”. Ma, come emerge dal report della Cassazione, pure ritrasferire gli stranieri in Italia con nave o aereo, per poi espellerli, presenta profili di illegittimità, determinando un trattenimento “della durata di diverse ore, se non addirittura di alcuni giorni”, che violerebbe l’articolo 13 della Costituzione. Questi sono solo alcuni dei molti esempi di vizi rilevati nelle audizioni e riportati nella relazione del Massimario.

Le audizioni farsa - Le audizioni sono uno strumento importante nell’attività di produzione legislativa, attraverso il quale soggetti qualificati espongono opinioni competenti sul testo in discussione. Ciò permette al legislatore di acquisire elementi informativi che consentono di operare una valutazione sulla efficacia delle leggi, nonché sulle loro eventuali criticità. Ma fare audizioni si traduce in una farsa, se poi il legislatore prosegue dritto per la sua strada, senza curarsi dei pareri degli esperti anche su profili di legittimità. Ed è mistificatorio puntare il dito contro i “giudici politicizzati” o le “toghe rosse”, fingendo che i rilievi provengano non da studiosi, bensì da giudici della Cassazione. Più che l’incredulità di Nordio, vale quella dei cittadini di fronte all’ennesimo testo normativo che sembra presentare seri vizi di costituzionalità. E si poteva evitare.