di Luca Tomassoni
Il Messaggero, 29 settembre 2025
Il punto su cui si chiede chiarezza è il tratto di segnaletica stradale a terra che divide le carreggiate. È una perizia “distorta e non accurata” a tenere ancora in carcere Michele D’Angelo, il professore di Biologia dell’Università dell’Aquila detenuto da un mese e mezzo a Fier, in Albania, dopo essere rimasto coinvolto in un incidente mortale la sera dell’8 agosto scorso. La Procura non lo accusa di omissione di soccorso come circolato nelle prime ore, bensì soprattutto di violazione delle norme della strada. Ma nelle sue memorie difensive, l’avvocato del docente, Toto Avdiaj, smonta punto per punto quanto dichiarato dagli esperti incaricati dalla procuratrice di Fier. E punta sulla verità che arriva dalle immagini collegate a un video dell’incidente.
Il nodo cruciale sembra essere quello delle strisce che dividono la carreggiata in quel tratto di strada. Scrive il legale albanese del docente italiano: “Il perito riflette nella perizia che il tratto di strada in cui è avvenuto l’incidente presenta delle linee continue, in palese contraddizione con la realtà, perché nel punto in cui il professor Michele D’Angelo si è fermato ed ha incontrato il segnale di svolta a sinistra, in direzione del bar Katalea Palace, lì il tratto di strada presenta delle linee interrotte, che sono state fatte proprio per girare nel bar”. Il locale è quello in cui D’Angelo e la sua compagna Vanessa Castelli dovevano fare da testimoni di nozze e si stavano recando a bordo della Lancia Ypsilon di lei. Quindi c’è la questione della velocità dell’altro mezzo coinvolto, la Mercedes Benz guidata da un’albanese: “L’esperto non ha spiegato nella perizia qual era la velocità del veicolo Benz” e “non ha preso in considerazione la registrazione video del momento dell’incidente, disponibile presso la Polizia, in cui è chiaramente visibile la velocità estremamente elevata, circa 150 km/h, del veicolo”. Continua l’avvocato albanese: “Non ha preso in considerazione, e non ha nemmeno menzionato, il fatto che il professor Michele D’Angelo, ha visto l’altro veicolo Benz nel momento in cui usciva dalla curva ed era visibile a lui, cioè a circa 200-300 metri di distanza, e quindi immediatamente questo veicolo è stato coinvolto nell’incidente. (Quindi, la sua velocità era di circa 150 km/h)”.
Ci sono altre contestazioni, per esempio sulla scatola nera della Mercedes, che per l’esperto della Procura non avrebbe registrato i dati. L’avvocato di D’Angelo conclude quindi che “la relazione di perizia automobilistica redatta dall’esperto non è accurata, ma chiaramente distorta a sfavore di Michele D’Angelo, quindi la causa determinante dell’incidente non è stata determinata oggettivamente. Pertanto chiedo che venga rielaborata una nuova relazione di perizia automobilistica, chiamando a tale scopo tre esperti”.
Intanto il deputato Pd, Luciano D’Alfonso è impegnato in prima persona “per fare emergere la verità e consentire un giusto livello di trattamento”. Da giorni si sta muovendo la diplomazia con la Farnesina. Giovedì dovrebbe essere in programma un colloquio con le autorità ministeriali albanesi competenti sul caso del prof.










