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di Anna Maselli

Corriere del Veneto, 17 luglio 2025

Il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 senza un’accusa formale. Don Ciotti: “Troppe ambiguità in questi mesi”. Alberto Trentini detenuto in Venezuela da 8 mesi, la madre: “Meloni, un silenzio assordante. Il governo deve attivarsi subito”. “Oggi sono otto mesi esatti che mio figlio Alberto è in prigione ma tutto tace e tace anche la nostra presidente del Consiglio”. Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza un’accusa formale, non ce la fa più. E martedì mattina, davanti al tribunale di Roma dove si è tenuta una nuova udienza sull’omicidio di Giulio Regeni (le due famiglie sono assistite dalla stessa avvocata, Alessandra Ballerini), ha richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità, in particolare la premier Giorgia Meloni che ha telefonato alla famiglia qualche mese fa ma non ha mai pronunciato pubblicamente il nome di Trentini.

Il compagno di prigionia - La vicenda è delicata, la trattativa molto complessa ma dire a favore di telecamere “Liberate Alberto Trentini” sarebbe un gesto importante, simbolico, capace (chissà) di sbloccare il pantano della diplomazia: “Il nostro governo - ha detto la madre - deve attivarsi come ha fatto quello svizzero con il compagno di prigionia di mio figlio e che è stato liberato da poco”. Il cittadino elvetico ha riferito delle torture e delle violazioni all’interno del carcere El Rodeo I, dove si trova da 240 giorni Trentini. “Ero spesso legato a una sedia, con la testa coperta da un cappuccio - ha raccontato -. Sono stato anche obbligato a rilasciare un’intervista in cui dicevo ciò che loro volevano, altrimenti non sarei uscito”. E poi ancora le scarse condizioni igieniche, l’impossibilità di fare una telefonata, l’essere diventato sostanzialmente un fantasma. “Non possiamo più aspettare - l’appello della mamma di Trentini, le nostre istituzioni dimostrino di avere a cuore la vita di un connazionale e si adoperino con urgenza per riportare a casa nostro figlio come è stato fatto in altri casi: ogni giorno di inerzia in più corrisponde a indicibili sofferenze per Alberto e per noi”. Alla sua sinistra, dietro lo striscione verde che da mesi chiede la liberazione del cooperante, c’era la mamma di Giulio, Paola Deffendi, che in più occasioni ha espresso vicinanza ai Trentini; a destra l’avvocata genovese Ballerini.

Don Ciotti: “Troppi silenzi e ambiguità” - Di fronte al tribunale, martedì, anche il fondatore di Libera don Luigi Ciotti. “Per Giulio non siamo arrivati a tempo - ha sottolineato con tristezza - e nemmeno per Mario Paciolla (l’attivista assassinato in Colombia nel 2020, ndr). Per Alberto siamo in tempo per chiedere rispetto per la sua vita, la libertà e la verità”. Il cooperante veneziano era atterrato a Caracas da poche settimane per conto della ong Humanity & Inclusion, per portare aiuti ai più fragili, a persone con disabilità. Da novembre i genitori hanno potuto sentire la sua voce solo una volta. “Troppi silenzi hanno accompagnato questi mesi e troppe ambiguità - ha continuato don Ciotti -. C’è un presidente (Nicolás Maduro, ndr), un tiranno che si professa cattolico: si ponga una mano sulla coscienza”.

La solidarietà del sindaco di Venezia - Venezia attende di poterlo riabbracciare. “Continuiamo a seguire il caso con attenzione - il commento del sindaco Luigi Brugnaro - e a avere piena fiducia nelle istituzioni che stanno lavorando per riportare a casa il nostro concittadino”. Massima solidarietà anche dal senatore Andrea Martella, segretario regionale del Pd: “Le parole di Armanda Trentini sono un grido di dolore che non può restare inascoltato. Ho già presentato un’interrogazione parlamentare e tornerò a sollecitare un impegno concreto da parte del governo”. Proseguono la petizione e il digiuno a staffetta per la sua liberazione.