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di Luigi Manconi

La Repubblica, 24 novembre 2022

I dati della tredicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia raccontano un’Italia divisa e che deve preoccuparsi per i propri cittadini più giovani. Se si è nati in Italia, le possibilità di morire nel primo anno di vita sono tra le più basse al mondo. Il dato di partenza della tredicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia (a rischio), di Save The Children (a cura di Cristiana Pulcinelli e Diletta Pistono), è sicuramente positivo. Se non fosse che, proseguendo nella lettura, ci si accorge che quello stesso dato muta in maniera preoccupante da regione a regione: si passa così da 1,45 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana a 3,34 in Sicilia, fino ad arrivare a 4,42 in Calabria. Di conseguenza, anche se nel 2021 l’aspettativa di vita in Italia era di 82 anni, vi sono, mediamente, quasi quattro anni di differenza fra chi nasce a Crotone e chi nasce a Firenze.

L’Atlante di quest’anno, complice l’impatto della pandemia, si è concentrato prioritariamente sul diritto alla salute dei minori. Viene stimato che, tra questi, 1 milione e 400 mila vive in una condizione di povertà assoluta: una percentuale, cioè, del 14,2%, che sale al 16% nel Mezzogiorno. L’Italia, sottolinea il rapporto, ha un sistema sanitario caratterizzato da alta professionalità, inclusività e capacità di cura; e, per tutto questo, è considerata fra i paesi più avanzati nella tutela della salute dell’infanzia. Nonostante ciò, nella ripartizione dei fondi pubblici per la salute, solo il 12% è destinato alla prevenzione e alla medicina di base, che dovrebbero essere ritenuti, piuttosto, due fattori imprescindibili della salute del minore.

Tra i dati che emergono dall’Atlante, se ne trova uno che merita particolare attenzione: quello sulla salute mentale di giovani e giovanissimi. Secondo la Società Italiana di Pediatria, tra marzo del 2020 e marzo del 2021, in ben nove regioni italiane si è rilevato un aumento del 39,5% di ricoveri per patologie neuropsichiatriche infantili. La causa primaria sembra essere stata la tendenza suicidaria con depressione e disturbo del comportamento alimentare.

L’Atlante insiste molto, oltre che sulla necessità di implementare la medicina territoriale, anche sull’importanza dei servizi di supporto alla famiglia e di socialità per il minore, nonché sulla necessità di maggiori risorse ambientali, quali gli spazi verdi. Questo perché, dice il rapporto, “non è solo il sistema sanitario a dover assicurare la salute di un bambino: è l’intero ambiente di crescita, in tanti suoi aspetti, a giocare un ruolo decisivo”.

La riflessione sulla salute mentale si allarga all’universo degli adolescenti, acquisendo connotati ancora più drammatici, dove i disturbi alimentari, su un campione di 30.000 studenti, riguardano almeno 1 su 4; e gli episodi di autolesionismo sono aumentati del 15%.

Ma dove c’è l’abisso, c’è anche una possibilità di emancipazione. In una scena della serie “Tutto chiede salvezza” (tratta dal romanzo omonimo di Daniele Mencarelli), sulla piattaforma Netflix, il protagonista ventenne, dopo la sua prima notte insonne a seguito di un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso), fissa inorridito i suoi compagni di stanza. Tutti gli sembrano dei matti veri: da Mario, il maestro elementare che da anni mangia solo mele cotte, a un tizio con i capelli lunghi schiacciati sul viso - di cui nessuno conosce il nome - che invoca la Madonna. “Io non c’entro niente con voi”, urla il protagonista. Ma poi, quel sentimento di estraneità via via si trasforma in comprensione, in condivisione del dolore e in qualche attimo di reciproca salvezza.