di Floriana Rullo
Corriere della Sera, 24 novembre 2025
Il figlio Rudra: “Da 18 anni combatto per conoscere la verità”. Arrestato il 12 ottobre 2007 per il possesso di marijuana, il vercellese Aldo Bianzino morì in cella due giorni dopo. Il figlio Rudra: “Ho depositato una nuova richiesta di riapertura delle indagini, troppi aspetti oscuri in questa vicenda”. “Per la seconda volta, dopo ben 18 anni, ho depositato la richiesta di riapertura delle indagini per omicidio volontario presso la Procura della Repubblica di Perugia, riguardo alla vicenda di mio padre, Aldo Bianzino”. A parlare è Rudra, figlio Aldo, arrestato il 12 ottobre 2007 per il possesso di poche piantine di marijuana e trovato morto in cella nel carcere Capanne di Perugia due giorni dopo. Vercellese, Aldo si era trasferito in Umbria dove viveva con la compagna e il figlio Rudra, all’epoca 14enne.
“Già nel 2018 tentai di presentare la medesima istanza, ma senza successo - spiega Rudra, 32 anni, che da tempo vuole scoprire la verità su quanto accaduto al padre -. Lo feci a seguito di esami medico-legali che, già nel corso del procedimento per omissione di soccorso (2007-2015), vennero considerati di fondamentale importanza da un collegio di giudici e da un gip per verificare eventuali condotte violente su mio padre. Tuttavia il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, incaricato della questione, non li ritenne di sufficiente rilevanza e rigettò la richiesta”. La vicenda giudiziaria si era ufficialmente conclusa tre anni prima con la condanna a un anno di reclusione per l’agente penitenziario Gianluca Cantoro, accusato di omissione di soccorso.
“È stato un percorso lungo e impegnativo, pieno di imprevisti, dubbi e timori - continua il 32enne. Ma non ho mai demorso, convinto di seguire la strada giusta. Non si può e non si deve morire così. Ed è per questo che considero la mia storia una questione che riguarda la società tutta. Troppi sono gli aspetti oscuri di questa vicenda, che chiama in causa le istituzioni stesse, per poter ritenere che abbia avuto una fine giusta e dignitosa. Ora non rimane che attendere e rimettermi alla decisione della giustizia, per sapere se questa vicenda avrà un seguito processuale, del quale non esiterò a rendervi partecipi”.









