di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2026
Iren porta 10 dipendenti nella pasticceria del carcere. Ritrovarsi in carcere per riscoprirsi squadra. Imparare a collaborare da chi è costretto alla condivisione assoluta. Fare team building con i detenuti. In fondo, chi meglio di loro, ristretti a volte in celle di 4 metri quadrati con i turni per il bagno o per mettere i piedi a terra dai letti a castello, può dimostrare concretamente il valore del supporto reciproco? Benvenuti nella casa circondariale di Alessandria, dove le aziende possono portare i propri dipendenti ad imparare la convivenza, la collaborazione e la ripartenza. Attraverso un’esperienza nuova di vicinanza, ascolto. Ma anche di gioco. E di mani in pasta.
Si sviluppa tra il nuovo laboratorio di pasticceria, Fuga di Sapori Bakery 2.0, e il bistrot del penitenziario, in origine convento francescano, lo spazio dedicato anche ad appuntamenti di team building. Ad inaugurarlo nei prossimi giorni sarà Iren luce gas e servizi, parte del gruppo Iren, con dieci dipendenti. “Ma ancor prima dell’inaugurazione, stiamo già raccogliendo interesse da più realtà di vario genere”, racconta Carmine Falanga, presidente della cooperativa Idee in fuga, da anni impegnato a “creare una sinergia tra le mura del carcere e le imprese”, scrisse l’anno scorso il Quirinale nelle motivazioni dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica.
Dalla falegnameria al luppoleto, per la produzione della birra all’interno dell’altro penitenziario, alla pasticceria al bistrot al servizio di catering: “Cibo buono, costo ridotto - sorride Falanga - e soprattutto un risvolto sociale”. Come quello che ha indotto Iren a prenotare i 350 mq di laboratorio per il suo prossimo evento aziendale. Invece di una lussuosa spa, di un eremo senza connessione o di chissà quale piccola isola i colleghi si ritroveranno insieme - secondo le indicazioni di ciascuna azienda - tra impastatrici, planetarie e forni. Guidati da un esperto formatore, affronteranno giochi e sfide - come a Masterchef - alla ricerca degli ingredienti, nella preparazione degli impasti e poi finire tutti insieme intorno ai tavoli del bistrot, parte integrante del penitenziario ma aperto alla città, a gustare i piatti preparati.
La cucina diventa così metafora di sfide e piccole grandi lezioni da imparare. Il tempo dell’attesa, la suddivisione dei compiti, la valorizzazione delle attitudini dei singoli, l’ascolto. E poi la capacità di rialzarsi dopo una caduta. Una (o più) giornate di team building, con giovani che hanno compreso i propri errori e cercano di cogliere una nuova occasione di vita, vuole essere per le imprese “un segno concreto a supporto di un’attività capace di unire formazione, collaborazione e responsabilità sociale”, spiega Iren.
I partecipanti si lasciano guidare dalle storie di quattro detenuti, ammessi al lavoro nel laboratorio, che in origine era nell’altro istituto di Alessandria, San Michele, prima di essere sfrattato a causa della trasformazione in carcere di massima sicurezza. Ma “siamo riusciti comunque a dare continuità al progetto e creare nuove opportunità anche fuori dal carcere”, si inorgoglisce Falanga, ideatore insieme ai soci Andrea Ferrari e Dolores Fargione, di quest’ultima proposta professionale. Una novità nella galassia di chi cerca di costruire ponti tra dentro e fuori le mura. Su oltre 64mila detenuti sono però poco più di 3mila quelli con impieghi non collegati all’amministrazione penitenziaria (25mila lavorano per le esigenze delle stesse carceri) e gli sgravi previsti dalla legge Smuraglia per le imprese che assumono sono assegnati molto più al Nord che al Sud. Molteplici gli ostacoli, ma anche le proposte per conciliare esigenze delle imprese e del sistema penitenziario: alcune sono state portate al ministero della Giustizia anche dai Consulenti del Lavoro che registrano crescente interesse dagli imprenditori. Ora forse anche per un modo nuovo di imparare a fare squadra.










