di Piero Bottino
La Stampa, 4 gennaio 2026
Il sindaco si dice preoccupato per l’arrivo di 150 detenuti in regime di 41-bis nel carcere di San Michele: “Verrà spazzato via quello che si era investito nelle attività sociali”. Tema cruciale quello della sicurezza e del rapporto con lo Stato, la città lo sa bene e segue con attenzione questa “partita” delicata e importante per la comunità. “Noi investiamo su luce, telecamere e agenti di polizia locale, poi arriva qualcuno da Roma e trasforma quello di San Michele in un carcere di massima sicurezza per il 41 bis, non pensando che tutto questo ha un potenziale negativo che va affrontato, aspettiamo che qualcuno ci spieghi come”, sottolinea il sindaco Giorgio Abonante, per nulla remissivo con decisioni calate dall’alto.
Le paure del primo cittadino - “Una novità di questo tipo - aggiunge il primo cittadino - rischia di cambiare radicalmente il rapporto tra il carcere di San Michele e una porzione significativa della provincia: avere decine di detenuti al 41 bis necessita di contromisure al momento sconosciute. È chiaro che bisognerà accrescere la funzione di controllo e capire come potranno proseguire le attività di formazione, rieducazione, assistenza che si sono sempre sviluppate nel carcere: fra l’altro c’è una rete associativa che ha fatto un lavoro enorme e vogliamo che continui”.
Reazioni a livello ministeriale? “A inizio dicembre con il sottosegretario Delmastro ci eravamo scambiati qualche considerazione - replica Abonante -, ma da un mese non ho più sentito nessuno. So che lui ha chiesto di andare in conferenza Stato-Regioni e ha detto che dopo sarebbe venuto ad Alessandria a confrontarsi con la Prefettura e gli enti locali”. In sostanza, però, ciò avverrà a cose fatte: ormai il carcere è svuotato dei vecchi detenuti, sono stati smantellati i lavori fatti di recente per un importo di 800 mila euro, si stanno adattando le celle al regime di massima sicurezza.
“Finora ho seguito le vie istituzionali, adesso aspettiamo lui, la struttura ministeriale e anche la Regione -continua il sindaco di Alessandria. Finora tutti gli esponenti politici nazionali e regionali su questa vicenda non si sono espressi, eccetto Federico Fornaro che ha presentato un’interrogazione parlamentare. Nel 2024 avevamo fatto un ottimo incontro sul futuro del Don Soria, avevo detto a Delmastro che attendiamo risposte anche su questo carcere, dove ancora l’altro giorno un detenuto si è tolto la vita. Quella è una struttura aperta nel 1845, fra un po’ avrà duecento anni: che ne facciamo? Così non si va avanti”.
C’è un doppio binario dello Stato sui penitenziari alessandrini? “Il governo non si può permettere di trasformare un carcere in un penitenziario per persone in regime di 41 bis, spazzando via tutte le attività di supporto che vi si svolgevano, e al contempo infischiarsi del Don Soria, senza avere un’idea su come intervenire per colmarne le carenze. Oltretutto i criteri che per portare la massima sicurezza a San Michele non sono così chiari, sembra quasi che confermino una scelta già fatta”.
Quali conseguenze per la città? Per esempio l’ospedale è in grado di sostenere le misure di sicurezza per eventuali pazienti al 41 bis? “Nessuno sa al momento come verrà organizzata la cosa, almeno con noi nessuno ne ha parlato - chiosa il sindaco di Alessandria -. Ma c’è anche la sicurezza della cittadinanza e il controllo di tutto ciò che sta attorno a queste persone detenute: eventuali parenti e relazioni varie. Tutto questo va visto soprattutto con il coinvolgimento della Prefettura. Insomma bisogna capire come lo Stato si rapporta con questo territorio: ne tiene conto oppure no?”.











