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di Adelia Pantano

La Stampa, 16 giugno 2026

Le stime parlano dell’arrivo di almeno 200 detenuti, ma nessuno conferma. Il sindaco: “Continuiamo ad aspettare risposte. Non siamo mai stati convocati”. Nessuna comunicazione ufficiale dal ministero della Giustizia, nessun confronto con il territorio e molte incognite sulle conseguenze organizzative e di sicurezza. Attorno alla trasformazione del carcere di San Michele in uno dei principali poli italiani destinati ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis continuano a concentrarsi le preoccupazioni di amministratori locali ed esponenti del Pd. Il tema è tornato al centro della visita compiuta ieri 15 giugno negli istituti penitenziari alessandrini dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, dal deputato Federico Fornaro, dal sindaco Giorgio Abonante e da una delegazione dei Giovani democratici.

A rilanciare le criticità è stato soprattutto Fornaro, che da mesi chiede chiarimenti al Governo. “Il problema è innanzitutto di trasparenza e programmazione”, ha detto. Secondo quanto emerso, il carcere alessandrino dovrebbe ospitare una quota rilevante dei detenuti italiani sottoposti al regime speciale. “Le stime parlano di una presenza compresa tra un quarto e un terzo dell’intera popolazione detenuta al 41 bis in Italia”, ha ricordato il parlamentare. In pratica, circa il 30% dei detenuti sottoposti al regime speciale verrebbe concentrato nella struttura alessandrina.

Tante perplessità - Un dato che alimenta le perplessità del Pd. “Quello che ci ha lasciato basiti - ha sottolineato Rossomando - è il fatto che si cambia una struttura come San Michele, con lavori necessari per adeguarla a un regime di sicurezza diverso, e contemporaneamente non si immagina di intervenire sul Cantiello e Gaeta”. Fornaro ha poi aggiunto: “È una trasformazione epocale che avrà conseguenze sul carcere, sulla città e sugli altri istituti della zona”, evidenziando l’assenza di un confronto preventivo con enti locali, direzioni penitenziarie e volontariato.

L’annuncio del provveditore regionale - Dopo l’annuncio di marzo del provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Mario Antonio Galati, sull’arrivo di circa 200 detenuti al 41 bis entro l’estate, non sono arrivate comunicazioni ufficiali da parte del Ministero.

Il sindaco - Lo ribadisce anche il sindaco Giorgio Abonante, rimarcando come il Comune non abbia mai ricevuto informazioni formali. Il primo cittadino ha ricordato di aver scritto anche al ministro Carlo Nordio chiedendo chiarimenti sugli investimenti per il Don Soria, sul futuro del tribunale e sulle modalità di gestione dell’arrivo dei detenuti sottoposti al 41 bis. “Attendiamo ora un incontro con il sottosegretario Balboni. Sono questioni che poniamo da tempo e sulle quali continuiamo ad aspettare risposte”, ha aggiunto.

Preoccupazioni - Tra le principali preoccupazioni ci sono gli aspetti organizzativi e di sicurezza. “Quando i detenuti dovranno uscire per motivi sanitari, come verranno gestiti? Noi dobbiamo organizzare la città. Ad oggi non è mai stata convocata una riunione a livello locale per affrontare questi aspetti”, ha rimarcato. Infine il riferimento al centrodestra. “Alessandria sta vivendo un cambiamento epocale con l’arrivo del 41 bis, la necessità di interventi sul Don Soria e le criticità che riguardano il tribunale - ha concluso Abonante -. Sono temi che richiederebbero una presa di posizione chiara e una voce forte da parte dei rappresentanti del centrodestra a tutti i livelli. Vedo invece molta attenzione verso questioni certamente importanti, come l’asfaltatura di una strada, ma credo che amministrare una città oggi significhi confrontarsi soprattutto con sfide di questa portata”.