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di Massimo Coppero

La Stampa, 14 aprile 2022

Ora è su una sedia a rotelle, la famiglia lancia una petizione on line. “Mio padre è peggiorato. Ora può muoversi solo su una carrozzina. Non cammina e ha le mani atrofizzate, quindi non potrebbe più portare la stampella. Resta solo da sperare nell’umanità dei giudici”.

Valeria Cinieri prosegue la lotta per ottenere la scarcerazione del padre Maximiliano, 45 anni, ex calciatore, condannato in primo grado per usura e estorsione a 8 anni e in attesa dell’appello. Nel dicembre scorso è stata confermata la diagnosi di Sla che lo affliggeva dal 2020. Nelle ultime settimane è stato verificato un rapido decadimento delle sue condizioni cliniche: oltre alle difficoltà di salivazione, e a rischi polmonari, negli ultimi giorni i problemi di deambulazione si sono acuiti.

Roberto Carbone, responsabile medico del carcere Don Soria di Alessandria dove è recluso, il 28 marzo scorso ha scritto che Cinieri “Si trova nelle condizioni previste per il rinvio obbligatorio della pena per motivi di salute. Il carcere - ha sottolineato il dirigente sanitario - non è la collocazione idonea per un detenuto con le sue caratteristiche cliniche”.

Il giudice Giorgio Morando, autore della sentenza di condanna di primo grado, prima di decidere sulla concessione degli arresti domiciliari ha voluto affidare una perizia al medico legale di Alba Franco Romanazzi, che ha invece ritenuto Cinieri compatibile con la detenzione in cella: il magistrato, sulla base della consulenza ha ripetutamente rigettato le istanze di scarcerazione. Uno dei provvedimenti, non l’ultimo, è stato confermato dal tribunale del Riesame al quale aveva fatto ricorso l’avvocato Andrea Furlanetto.

“Mio marito è già stato punito da Dio. Non vi sembra sia abbastanza?” ha scritto in un post su facebook la moglie, Livia Rapè. “Sono sposati da 26 anni, mia madre non può assisterlo e per lei è anche doloroso umanamente non poter essere accanto all’uomo della sua vita” ha aggiunto la figlia. “Non capiamo - dice Valeria - perché si voglia credere solo al dottor Romanazzi e non ai medici del carcere. Pensano che li abbiamo corrotti?”.

La solidarietà per Maximiliano corre veloce. È stata lanciata una petizione su Facebook intitolata: “Rimandate Max a casa”. È stata promossa dalla famiglia e ha già raggiunto un centinaio di adesioni. Fino a domenica i reclusi del Don Soria di Alessandria proseguiranno la protesta pacifica di battitura delle grate delle celle con le pentole.

La direttrice del carcere, Elena Lombardi Vallauri, ha fatto sapere che “Anche il personale di polizia penitenziaria è solidale con il detenuto malato di Sla”. Entro la fine della settimana il fascicolo di Cinieri sarà trasferito per competenza alla Corte d’Appello, che dovrà fissare una data per il processo di secondo grado. In attesa i magistrati di Torino potranno rivalutare la decisione del giudice di Asti e concedere la scarcerazione.