di Adelia Pantano
La Stampa, 23 settembre 2026
Pronto il dossier della Camera Penale dopo la visita alla casa circondariale: “Manca il 30 per cento degli agenti, fra i detenuti c’è clima di insofferenza”. Sei persone in una cella pensata per quattro. Droga e telefonini lanciati dall’esterno, proteste collettive e un clima di tensione crescente. È la fotografia della casa circondariale Cantiello e Gaeta di Alessandria in piazza Don Soria tracciata dalla Camera Penale dopo la visita organizzata nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti in agosto” promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane. Ad accompagnare il presidente della Camera Penale, l’avvocato Giuseppe Cormaio, c’erano i colleghi e componenti del direttivo Elisabetta Angeleri, Daniele Amapane e Davide Daghino, che hanno incontrato la vice direttrice Claudia Bono, il comandante della polizia penitenziaria Stefano Bruzzone e il personale dell’istituto.
Il dato più immediato è quello del sovraffollamento: 254 detenuti presenti a fronte di una capienza massima di 233. Gli italiani sono 114, circa il 44%, mentre la maggioranza è straniera, con una presenza significativa di cittadini marocchini. Solo il 20 per cento è in attesa di giudizio, mentre gli altri hanno una sentenza irrevocabile. La situazione di difficoltà emerge anche dalla visita nelle sezioni: l celle sono normalmente organizzate per quattro posti letto, ma la Camera Penale ha riscontrato stanze occupate da sei detenuti, nonostante il limite previsto sia di quattro persone. Una condizione che si inserisce in una struttura realizzata nel 1845 e che presenta, secondo la relazione, problemi strutturali e spazi limitati per le attività all’aperto.
A pesare sulla gestione quotidiana sono anche le carenze di organico. Nei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti della polizia penitenziaria viene segnalata una scopertura di circa il 30 per cento, mentre gli educatori sono 7 sui 10 previsti. La relazione parla quindi di una “importante scopertura di organico della polizia penitenziaria”, con ricadute sulle prestazioni degli agenti e sulla gestione delle richieste dei detenuti. Criticità anche sul fronte sanitario. Il numero dei detenuti che richiedono assistenza psichiatrica o per problemi di dipendenza “è assai superiore rispetto alle possibilità di gestione concreta”.
L’assistenza è garantita dal Servizio sanitario nazionale, con la presenza regolare del SerD e dello psichiatra. Non mancano però le attività per la formazione e il reinserimento: corsi per falegnami, elettricisti, cuochi e muratori, oltre all’alfabetizzazione, rivolta soprattutto agli stranieri. Nel giugno scorso è stato inoltre riutilizzato il teatro circolare interno per uno spettacolo realizzato interamente in carcere. Il capitolo più delicato riguarda la sicurezza. Negli ultimi mesi gli agenti hanno intercettato numerosi “lanci” dall’esterno, con stupefacenti e telefoni. I tentativi, riferisce la relazione, sono avvenuti anche “più volte al giorno”. Si sono inoltre verificati “plurimi episodi di proteste collettive”, con lesioni a danno sia del personale sia dei detenuti. La Camera Penale segnala quindi “una crescente tensione e insofferenza” nei rapporti all’interno dell’istituto. Accanto alle criticità c’è anche il lavoro per il reinserimento. Dal 2020 opera la cooperativa sociale Idee in fuga, impegnata nella ristorazione, nel catering e nella commercializzazione di prodotti realizzati anche con il contributo dei detenuti. Coinvolge inoltre persone ammesse al lavoro all’esterno attraverso l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e, come viene riportato nella relazione, ha conquistato negli ultimi tempi “una ampia visibilità”.









