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di Teresa Cioffi

Corriere della Sera, 6 maggio 2024

Il lavoro dell’associazione che segue diversi progetti nella Casa Circondariale di Alessandria. L’appuntamento al Salone del Libro con Barbara Stefanelli. “Io li chiamo Caini. Vivono una doppia reclusione. Si trovano dietro le sbarre e, allo stesso tempo, vengono emarginati dagli altri detenuti. Sono etichettati come infami. Ma i miei Caini ci tengono al fatto che i giovani non scelgano la via dell’illegalità. Tengono al fatto che certi errori non si ripetano”. I Caini di cui parla Giovanni Mercurio sono i collaboratori di giustizia. Ex capi mafia di ‘ndrangheta, cosa nostra, camorra che scontano la loro pena al San Michele di Alessandria. E che Giovanni Mercurio ha imparato a osservare, conoscere, ascoltare. “La prima volta che sono entrato nella sezione di massima sicurezza, dieci anni fa, mi sono reso conto che si trattava di persone che avevano bisogno di raccontare, di essere ascoltate. Per provare a dare un significato alla loro esperienza, dopo il male che avevano commesso”. Così sono iniziate le lezioni in carcere. Studio, arte, teatro. “Un collaboratore di giustizia ha imparato la Divina Commedia a memoria” dice Mercurio, che oggi è vicepresidente di ICS Ets.

L’associazione segue diversi progetti nella Casa Circondariale di Alessandria, tra i quali si conta anche Almeno Uno, punta ad approfondire il tema sociale tramite una serie di lezioni, che ad aprile si sono svolte parallelamente in carcere e nelle classi dell’iis Eco di Alessandria. Infine, studenti e detenuti si sono incontrati al San Michele. Con loro anche Barbara Stefanelli, vicedirettrice del Corriere della Sera, direttrice di 7 e scrittrice, quest’anno “adottata” dall’associazione nell’ambito delle iniziative del Salone del Libro di Torino per il suo ultimo saggio “Love Harder: le ragazze iraniane camminano davanti a noi”.

“Un momento di scambio che ha significato molto per tutti - dice Mercurio -. I collaboratori di giustizia sono in grado di raccontare le dinamiche reali della mafia. Quindi la ricorrenza, il contesto familiare, la questione dell’appartenenza e del potere. Possono spiegare ai ragazzi che le persone uccise sono baratri incolmabili. Tutto ciò è estremamente formativo per gli studenti. E per i detenuti, che possono fare del loro passato un mattone su cui costruire un futuro migliore per altri”. Se tutto ciò fa bene almeno ad una persona, studente o detenuto che sia, l’associazione ICS Ets ha raggiunto il suo obiettivo. Che, alla fine, è creare ricchezza, tramite uno sguardo che supera stereotipi e distanze. E il 13 maggio, la classe incontrerà nuovamente Barbara Stefanelli proprio al Salone, con la lettura di alcuni scritti dei collaboratori di giustizia. Uno scambio umano che appartiene a ogni iniziativa sul territorio (e non solo).

Dal carcere all’accoglienza di minori non accompagnati, per i quali è stato aperto un centro a Molare, che ospita 22 ragazzi. L’associazione si occupa anche di accompagnare le donne che hanno subito violenza domestica in un cammino di ricostruzione della persona, dal supporto familiare alla ricerca del lavoro. Senza contare i progetti nel mondo: a maggio verrà inaugurata una scuola a Mitava, in Mozambico. Un istituto che accoglierà circa 800 ragazzi, tra elementari e medie. In Marocco è in corso la costruzione di un dormitorio per studenti, dopo la devastazione del terremoto di settembre. In Senegal è stato costruito un pozzo e due mulini, che oggi forniscono 4 villaggi. Tutto ciò è stato reso possibile grazie a enti finanziatori, ma anche ai fondi raccolti durante nelle edizioni di Stralessandria. La corsa benefica torna in città nel weekend di sabato 11 e domenica 12 maggio. “Anche quest’anno abbiamo un progetto da lanciare - conclude Giovanni Mercurio -. A dir la verità più locale. Vorremmo riqualificare 4 aree di Alessandria, zone che rappresentano luoghi di socialità. Anche in questo caso, il nostro focus è sempre lo stesso. Per ogni progetto si parte dalle persone, e dalle loro necessità”.