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di Adelia Pantano

La Stampa, 23 febbraio 2026

Il carcere di Alessandria diventerà di massima sicurezza, l’incontro con le associazioni. La coop Fuga di Sapori: “Senza fondi le nostre attività si fermano”. “Il 41 bis è un monumento al tradimento della Costituzione”. Sono le parole di Rita Bernardini, presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, intervenuta il 21 febbraio al dibattito pubblico ospitato al bistrot Fuga di Sapori, in piazza Don Soria ad Alessandria. L’incontro, preceduto al mattino dalla visita alla casa di reclusione San Michele, ha acceso il confronto sulla trasformazione della struttura in carcere di massima sicurezza e con l’arrivo di circa 150 detenuti al 41bis. Al centro il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti, ma anche il futuro di un modello di reinserimento sociale costruito negli anni sul territorio.

Le reazioni - Il sindaco Giorgio Abonante ha rivendicato una linea istituzionale improntata al dialogo. “Nell’incontro a Roma con l’onorevole Del Mastro, avuto i primi di dicembre, non ho portato una posizione di netta contrapposizione per rispetto delle prerogative dello Stato, ma questo non significa condivisione”, ha detto il primo cittadino. Che ha aggiunto: “Abbiamo anche chiesto interventi concreti per la città, dalla struttura del Don Soria al tribunale. Oggi serve un tavolo in Prefettura per affrontare lo scenario che si sta creando”. Poi la stoccata politica: “Su questa vicenda registriamo il silenzio del centrodestra. Che invece da altre parti, come in Sardegna, ha preso una posizione netta”.

L’iniziativa, promossa dalle associazioni “Marco Pannella” e “Nessuno tocchi Caino” ha visto tra i relatori anche gli avvocati Mirella Brizio e Alessandro Brustia, l’architetto Cesare Burdese e Bruno Mellano, già garante dei detenuti. A introdurre Daniele Robotti, dell’associazione “Marco Pannella”, che ha parlato di una decisione calata dall’alto: “Non c’è stato confronto con il territorio per una struttura così particolare”. E ha richiamato le conseguenze per i detenuti: “Molti avevano avviato percorsi di lavoro e formazione che rischiano di interrompersi”.

Sul piano dei diritti Bernardini ha ribadito la sua contrarietà al 41 bis. “La Costituzione prevede che la pena tenda alla rieducazione. Nel 41 bis questo non avviene: c’è isolamento, non percorsi”. E ha aggiunto: “Lo Stato è forte quando recupera, non quando seppellisce vive le persone”.

Le preoccupazioni della coop Fuga di Sapori - A portare la discussione sul piano concreto è stato Carmine Falanga, della cooperativa Idee in fuga, che gestisce il bistrot simbolo del reinserimento. “Mi sembra un peccato rovinare tutto. Ci chiedono investimenti che oggi non possiamo sostenere”. Il nodo riguarda la possibile chiusura delle attività legate al carcere: “Al Don Soria non possiamo trasferirci. Non ci sono spazi né condizioni adeguate. Se non si trova una soluzione a San Michele, Fuga di Sapori rischia di finire la sua esperienza”. Un’ipotesi che avrebbe ricadute dirette su lavoratori e comunità. “Qui si costruiscono relazioni - ha sottolineato Falanga -. Il bistrot è un punto di riferimento, arrivano pure persone da fuori città. Non si può ignorare ciò che è stato costruito. Io non mollo per i ragazzi della cooperativa”.