di Adelia Pantano
La Stampa, 4 gennaio 2026
Prosegue in fretta la trasformazione del carcere San Michele che diventerà di massima sicurezza e che ospiterà anche condannati per criminalità organizzata o terrorismo in regime di 41 bis. Potrebbero arrivare già a metà febbraio i primi detenuti in regime di 41-bis nel carcere di San Michele ad Alessandria. L’ipotesi del cambio di destinazione del penitenziario, che rimbalza da oltre due mesi senza però aver trovato conferme ufficiali, verrebbe ora avvalorata da sviluppi imminenti. Le indiscrezioni sono state tante dal 19 ottobre, mai “validate” dal ministero della Giustizia, eppure i movimenti nella struttura del sobborgo non lasciano adito a dubbi. Anzi, adesso si stimano anche i numeri: dovrebbero essere circa 150 i reclusi “pericolosi” destinati a fare ingresso nella struttura, nell’ambito del circuito del “carcere duro”, applicato in prevalenza a condannati per criminalità organizzata o terrorismo.
Le prime voci avevano iniziato a circolare in città due mesi e mezzo fa, accompagnate da un progressivo svuotamento del penitenziario, nel quale i detenuti comuni venivano spostati in tutta fretta. I dati ufficiali del Ministero fotografano oggi la presenza a San Michele di soli 45 carcerati, contro i quasi 300 registrati nei mesi precedenti.
Lavori visibili - Un calo drastico che, unito ai lavori visibili anche dall’esterno (grate che oscurano le finestre, interventi di adeguamento ai più alti standard di sicurezza) ha rafforzato l’impressione di un cambio di passo. Ma, allo stato attuale, fa specie che nessun atto formale abbia sancito la trasformazione della struttura.
I timori del sindaco - In questo quadro sospeso, la politica locale ha provato a muoversi. Il sindaco Giorgio Abonante aveva scritto al sottosegretario alla Giustizia, Andrea Del Mastro, per chiedere trasparenza su tempi e modalità dell’eventuale riorganizzazione. “È fondamentale - aveva rimarcato - non sprecare il lavoro fatto nel tempo da tante istituzioni e dal terzo settore per creare una realtà sicura e aperta nella relazione tra detenzione e comunità. Non possiamo perdere questo patrimonio”.
Parole che condensano un timore profondo: non disperdere un modello che negli anni ha investito sulla relazione con il territorio. L’istituto, aperto nel 1992, ha coltivato nel tempo laboratori professionali - dalla pasticceria agli orti - corsi universitari e percorsi rieducativi che hanno trovato una sintesi simbolica nel Centro Agorà, inaugurato come spazio educativo e culturale aperto al territorio.
Interrogazione senza risposta - Prima ancora era stato il deputato del Partito democratico Federico Fornaro a presentare un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministero se Alessandria fosse destinata a diventare sede del 41-bis. Anche in questo caso, a distanza di settimane, non è arrivata alcuna risposta ufficiale dal Governo.
Il caso Nuoro - L’ipotesi di un piano di riorganizzazione del circuito 41-bis, mai smentita formalmente dal Ministero della Giustizia, ha intanto acceso un dibattito più ampio, soprattutto in Sardegna. A Nuoro, l’eventualità di trasferire fino a 400 reclusi nel carcere di Badu e Carros (quasi due terzi dei circa 600 complessivi in Italia) sta generando proteste trasversali, condivise anche da esponenti di centrodestra con un consiglio comunale straordinario convocato nei prossimi giorni.
In Piemonte, la prospettiva di accogliere circa 150 detenuti nella struttura di San Michele solleva interrogativi che travalicano la dimensione logistica. Il tema, osserva Fornaro, meriterebbe un confronto istituzionale, qualora la strategia di concentrazione fosse confermata. “Non vorremmo - afferma l’onorevole del Partito Democratico - che una soluzione apparentemente più semplice da gestire sulla carta rischi, nei fatti, di creare nuovi poli di contatto e potenziali centri di diffusione delle attività criminali di stampo mafioso, camorristico o ‘ndranghetista”.
Il Ministero, sempre secondo indiscrezioni, starebbe aspettando una Conferenza Unificata Stato-Regioni per presentare il piano, ma una data non è stata ancora fissata. E mentre il dibattito pubblico resta appeso a ipotesi, voci non smentite e numeri che sembrano parlare da soli, da settimane la città attende risposte mai arrivate.











