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di Giuseppe Legato e Adelia Pantano

La Stampa, 9 luglio 2024

Drammatica la fotografia dell’emergenza negli istituti di pena piemontesi tra carenza di personale: interrogazione di Italia Viva al ministro Nordio. La crisi del sistema carcerario italiano non trova eccezioni (semmai conferme) nella prospettiva degli istituti di pena e delle case circondariali piemontesi. Tra assenza di personale di polizia penitenziaria, sovraffollamento di diverse strutture rispetto al tetto massimo di detenuti ospitabili, carenza di educatori e personale medico, il cahiers de doléances è lungo e articolato aggravato dalle ultime statistiche sui suicidi (tentati e riusciti) e sui gesti di autolesionismo all’interno delle celle sintomo di una problematica permanenza e sopravvivenza degli “ospiti” nei luoghi di detenzione.

Con alcune situazioni che nessuno esita a definire fuori controllo. È il caso di Asti dove i detenuti ammutinati bivaccano nei corridoi e stanno impedendo di chiudere anche i cancelli dell’area di isolamento, avendo così il controllo di una porzione del carcere.

“I detenuti che si rifiutano di rientrare in cella sono quasi tutti ergastolani. Il personale è sotto scacco e senza direttive: per riportare l’ordine serve l’intervento delle unità speciali promesse dal sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro”. Questa la richiesta dei sindacati della polizia penitenziaria al prefetto di Asti, Claudio Ventrice, che l’altro ieri ha incontrato d’urgenza i rappresentanti di Sappe, Sinappe, Osapp, Uilpa, Uspp, Fns Cisl e Cgil rispondendo al loro appello per un confronto sulle condizioni dell’istituto di alta sicurezza di Quarto, definito “fuori controllo”. Il prefetto ha raccolto le istanze dei sindacati e si è impegnato ad attivare i canali istituzionali per sollecitare l’intervento del ministero. Sul caso di Quarto il senatore Ivan Scalfarotto, capogruppo Italia Viva in commissione giustizia, ha presentato un’interrogazione al ministro Nordio. “Ho chiesto - spiega Scalfarotto - quali provvedimenti intenda adottare per ristabilire immediatamente l’ordine e la sicurezza nel carcere di Quarto, garantendo il rispetto delle regole e la protezione del personale penitenziario”.

Senza comandanti - Prima ancora di entrare nel merito di tutto questo, va annoverata l’allarme lanciato dall’Osapp (uno dei più rappresentativi sindacati di polizia penitenziaria in Piemonte) anche sugli organici dirigenziali. Al netto di Torino, certificato dallo stesso dipartimento come istituto tra i più complessi d’Italia insieme a Firenze Sollicciano e in cui il Dap ha appena stabilito l’arrivo di un dirigente di polizia aggiunto al posto dell’ormai ex comandanti Sara Brunetti (destinata a Regina Coeli, Roma), altre strutture non hanno il comandante (o ce l’hanno a scavalco) sostituito da (pur lodevoli) ispettori. Ivrea, ad esempio non ha un comandante titolare - secondo Osapp - e lo stesso vale per Ivrea, Vercelli, Verbania, Asti, Saluzzo e Fossano. A Cuneo c’è un dirigente aggiunto (non di primo livello), pur a fronte di un carcere complesso per via - anche - del 41 bis. “Il vuoto dei comandanti - racconta il vicesegretario generale dell’Osapp Gerardo Romano - significa assenza di punti di riferimento per le direzioni e per tutto il personale a discendere. Attingendo peraltro ispettori per sostituirli si distoglie ulteriore forza lavoro nei piani delle strutture impiegati al contempo fuori-funzione”.

I buchi del personale - Chi vive all’interno del carcere sa bene quanto sia indispensabile la presenza di ispettori e sovrintendenti della penitenziaria. Hanno preparazione ed esperienza in grado di gestire criticità e focolai di protesta, sanno aiutare a crescere - con la giusta pazienza - le giovani reclute. Mediano, hanno polso, sono “riconosciuti” dai detenuti. Ma ce ne sono pochi. Troppo pochi. Ad Alba, per dirne una, mancano sei ispettori e 12 soprintendenti, a Cuneo prestano servizio 5 ispettori effettivi su 24 previsti, sei sovrintendenti (amministrati) su 37 previsti. Stride inoltre la carenza di educatori e l’assenza totale di mediatori, a fronte del predominante numero di detenuti non madrelingua italiana. A Saluzzo lavorano 190 effettivi di polizia sui 231 previsti dalla pianta organica. Alessandria di iscrive alla lista delle strutture problematiche su questo versante: 30 agenti in meno del necessario nella casa di reclusione San Michele e 129 agenti (su 171 previsti) nella casa circondariale “Cantiello e Gaeta”.

Il carcere di alta sicurezza a Quarto d’Asti - E poi c’è Asti. Dove il numero di sottoufficiali è inferiore di un quarto rispetto al platfond previsto: 157 poliziotti contro 186 unità riconosciute. In servizio - peraltro - non ci sono tutti, bisogna sottrarre riposi, ferie, malattia. E questo dato va contestualizzato su un carcere diventato ad alta sicurezza in cui la maggior parte dei detenuti sconta pene per reati di mafia. Con tutto ciò che ne consegue sull’attrezzatura - di esperienza e formazione - che il quadro richiederebbe. “Anche perché - aggiunge Romano - sovrintendenti e ispettori hanno ruoli di raccordo tra il comandante e gli agenti che operano nell’inferno delle sezioni detentive e che necessitano di essere supportati in tutte le attività quotidiane della popolazione detenuta. Il personale è stressato. Lavora dalle 13 alle 15 ore al giorno mettendo a rischio la loro salute sia negli istituti per adulti che nelle strutture deviate alla detenzione minorile”.

Il sovraffollamento - Al netto dei drammatici numeri di Torino (1488 contro 1118 posti), ci sono altre strutture piemontesi alle prese con la presenza di detenuti di gran lunga superiore al consentito. Ad Asti - per cominciare - sono ospitati 267 detenuti anziché 207. In condizioni denunciate dai sindacati: continua a piovere dentro l’istituto a causa di problemi strutturali, spesso manca l’acqua calda nelle celle. Nelle sale colloquio dove in estate si superano i 40 gradi, sono assenti i condizionatori. A Vercelli sono reclusi 323 detenuti contro i 230 posti disponibili. Ancora: ad Alessandria 358 detenuti rispetto a una capienza di 265. Meglio a Saluzzo (342 ospiti su 441 posti) e a Verbania 77 detenuti su capienza massima 89. E in attesa che il legislatore valuti di adottare provvedimenti su tutta la popolazione carceraria “su questa drammatica emergenza - spiega il sindacalista Romano - bisogna trovare una soluzione immediata soprattutto per i detenuti con problemi psichiatrici e con dipendenza dalle droghe”.

La piaga dei morti - Alla data del 30 giugno il numero di suicidi avvenuti nelle carceri piemontesi è giunto a 5, cioè il totale registrato nel 2023. I tentati suicidi sono - nei primi mesi dell’anno - 40, in media con le risultanze precedenti. Nel primo semestre del 2024 - date garante regionale dei detenuti Bruno Mellano - i gesti autolesionistici avvenuti nei penitenziari piemontesi sono stati 404, contro i 544 complessivi del 2022 e i 607 dell’anno appena trascorso.

I dati più drammatici si registrano a Ivrea dove da gennaio a giugno 2024 si sono raggiunti i livelli dell’intero 2023 (107 contro 102) o ad Alessandria (San Michele): 53 casi in sei mesi contro 55 dell’annualità appena trascorsa. Nell’altro carcere cittadino (Cantiello) 61 detenuti si sono feriti da soli da gennaio a giugno 2024 contro gli 83 dei dodici mesi precedenti. Male anche Vercelli (44 casi contro i 43 del complessivo 2023) e Cuneo /43 autolesioni contro le 63 dell’anno prima). Un tema di assenza di controllo per il sindacato “dettata dalla gravissima carenza di personale”. Romano fa un esempio: “Un agente solo talvolta deve assicurare 4/5 posti di servizio che equivalgono al controllo di 150 detenuti: una missione impossibile. Solo alcune istituzioni sembra non lo comprendano”.