di Adelia Pantano
La Stampa, 1 settembre 2024
Ilaria Salis, eurodeputata con un passato da attivista pagato con la durissima detenzione in Ungheria, ha definito “raccapricciante” la situazione dell’istituto di pena alessandrino. Ispezione a sorpresa la sua, poi il racconto: “Qui ci sono 367 detenuti, a fronte di una capienza di 287 persone. Oltre all’autolesionismo che è una pratica quotidiana, ho riscontrato difficoltà ad accedere alle cure mediche dovute anche a un perenne sotto organico del personale sanitario”. Sottolineata poi la carenza del personale educativo. “Sono 7 in totale gli addetti, ma si devono dividere tra i due istituti della città”.
Ilaria Salis, che per un anno e mezzo è stata nel carcere di Budapest prima di ottenere la liberazione per l’immunità parlamentare, punta l’attenzione su altri due aspetti: “Ci sono 133 persone con un fine pena sotto i tre anni. Per legge, la maggior parte di loro avrebbe diritto a misure alternative cosa che di fatto non avviene”. C’è poi la questione dei detenuti in articolo 32, ovvero nelle sezioni in isolamento. “Sono abbandonati a loro stessi, non possono prendere parte a nessun tipo di attività. Inoltre in queste sezioni c’è l’immondizia nei corridoi e anche nelle docce”. Nell’area di alta sicurezza l’incontro con Luigi Sbarra, un vigile del fuoco siciliano di 43 anni accusato di aver partecipato ad un’azione di natura terroristica. Sulle attività per i detenuti in isolamento, replica Carmine Falanga, presidente di “Idee in fuga” che opera all’interno del carcere: “Loro sono esclusi e non possono partecipare a nessun tipo di attività”.
Anche le sigle sindacali della Polizia penitenziaria dicono la loro. “Da più parti viene contestata la situazione nelle carceri, ma spesso non si dice nulla sulle condizioni disastrose degli agenti”, commenta il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che poi rimarca: “Il personale di polizia è quello su cui grava la gestione disastrosa, gli agenti vivono in condizioni di stress e di rischio. Si tenga conto di questo”.
Una posizione che trova d’accordo anche il Sappe. Il vice segretario regionale Demis Napolitano puntualizza: “La pulizia della sezione è compito di un detenuto che ogni mese, per alcune ore al giorno, è pagato per pulire le celle. Sulla questione sanitaria noi portiamo per visite specialistiche almeno 100 detenuti ogni mese: a loro la terapia viene data”. Su chi ha un fine pena sotto i tre anni, aggiunge: “Le misure alternative sono previste per le pene definitive, molti di loro non l’hanno. Non è colpa del carcere”.
A rimarcare i rischi della polizia penitenziaria è l’ennesimo caso di violenza segnalato ieri a San Michele. Due detenuti della sezione di isolamento hanno dato fuoco a un materasso e a diversi suppellettili della cella. “Il rischio per gli agenti è molto alto - conclude Napolitano. Ci chiediamo quando, oltre alle passerelle politiche, passeremo a fatti concreti”.









