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di Massimo Coppero

La Stampa, 15 aprile 2022

Fino a domenica la “battitura” della gavetta contro le grate delle celle: si chiede la scarcerazione di Cinieri. “Mio padre è peggiorato, ora può muoversi solo su una carrozzina. Non cammina e ha le mani atrofizzate, quindi non potrebbe più portare la stampella. Resta solo da sperare nell’umanità dei giudici”.

Valeria Cinieri prosegue la lotta per ottenere la scarcerazione del padre Maximiliano, 45 anni, in carcere al Don Soria e afflitto da Sla. Una condizione che non è bastata a convincere il giudice a concedere i domiciliari, nonostante il medico della casa circondariale di Alessandria il 28 marzo avesse scritto che “Cinieri si trova nelle condizioni previste per il rinvio obbligatorio della pena per motivi di salute. Il carcere non è la collocazione idonea per un detenuto con le sue caratteristiche cliniche”.

Il rigetto dell’istanza di scarcerazione e le polemiche scatenatesi sulla vicenda (adesso è stata pure promossa una petizione sui social a sostegno del detenuto) sono filtrate anche nelle celle del Don Soria e la solidarietà per Maximiliano corre veloce fra i reclusi.

Fino a domenica, gli altri detenuti del carcere alessandrino proseguiranno la protesta pacifica di “battitura” delle grate delle celle con le gavette usate per il pranzo e la cena e trapela che anche il personale di polizia penitenziaria sarebbe totalmente solidale con il detenuto malato di Sla.

Entro la fine della settimana il fascicolo di Cinieri sarà trasferito per competenza alla Corte d’Appello, che dovrà fissare una data per il processo di secondo grado. I tempi saranno di 6-12 mesi: per gli imputati in custodia cautelare è prevista una corsia preferenziale. Nelle more, i magistrati di Torino potranno rivalutare la decisione del giudice di Asti e concedere la scarcerazione. “Mio marito è già stato punito da Dio, non vi sembra sia abbastanza?” grida Livia Rapè, la moglie di Cinieri. “Sono sposati da 26 anni, mia madre non può assisterlo e per lei è anche doloroso umanamente non poter essere accanto all’uomo della sua vita - aggiunge la figlia Valeria -. Non capiamo perché si voglia dar credito solo alla perizia e non ai medici del carcere. Pensano che li abbiamo corrotti?”.

“È una situazione difficile, ma posso ribadire che stiamo assistendo Cinieri nel miglior modo possibile” afferma la direttrice degli istituti penitenziari di Alessandria, Elena Lombardi Vallauri. Poi illustra l’attuale condizione di Maximiliano Cinieri. “Fino ad ora non ci sono stati ritardi nell’organizzazione e nell’assistenza, così come lo stesso detenuto ha affermato. Questo sta avvenendo nonostante all’interno della struttura ci sia oggettiva carenza del personale di polizia penitenziaria e facciamo i conti ogni giorno con la problematica copertura dei medici dell’Asl”.

Lombardi non entra però nel merito della vicenda. “Non posso commentare o giudicare decisioni che vengono prese al di fuori di questo istituto - aggiunge -. Personalmente ne prendo atto, tutti insieme cerchiamo di fare qui ciò che possiamo e nel miglior modo, cercando di alleviargli le difficoltà. Le sue condizioni di salute? È sicuramente una situazione di enorme sofferenza, tutti lo possono vedere in modo tangibile: ma intorno a lui c’è molta solidarietà da parte del personale e degli altri detenuti”.