di Adelia Pantano
La Stampa, 30 novembre 2025
Erano 300, restano solo 58 i carcerati comuni, quello di Alessandria diventa istituto di massima sicurezza. Senza una spiegazione ufficiale. Il rischio concreto è di perdere il patrimonio di iniziative rieducative e di “umanità” avviate da diversi anni. A capire che il carcere di San Michele stia attraversando una trasformazione profonda bastano due indizi: le grate che oscurano le finestre, visibili anche dalla strada, e il numero dei detenuti, crollato in poche settimane da oltre 300 a 58, come riportato sul sito del Ministero della Giustizia. Un cambiamento rapido, che non ha ancora trovato una spiegazione ufficiale, anche se gli indizi sono molto chiari.
Interrogazione parlamentare - Il sindaco Giorgio Abonante ha scritto al sottosegretario Andrea Delmastro, il deputato Federico Fornaro ha presentato un’interrogazione parlamentare, sembra imminente la trasformazione in penitenziario di massima sicurezza. In questo clima “sospeso” si è aperto il Festival delle Arti Recluse organizzato da Ics (Istituto di cooperazione e sviluppo), che da anni costruisce ponti tra la realtà carceraria e la città attraverso arte e cultura. Un convegno, moderato dall’ex garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, ha provato a fare il punto su ciò che potrebbe accadere. “Se San Michele diventerà un istituto di massima sicurezza è la domanda che circola da giorni - ha detto l’assessore Roberta Cazzulo -. Monitoriamo la situazione, perché il rischio è di perdere il patrimonio costruito da associazioni, istituzioni e terzo settore: difenderlo significa prendersi cura della sicurezza e dell’umanità del nostro vivere civile”.
Per Giovanni Mercurio, vicepresidente di Ics, il punto fermo restano le persone: “Siamo dentro per loro. Questo è il nostro obiettivo e rimarrà, qualsiasi condizione andrà a vivere il carcere di Alessandria”. Ics coordina 130 persone ex articolo 17, per il reinserimento sociale, in rete con altre realtà della provincia. “Qui da anni portiamo avanti percorsi che mettono in relazione scuola, carcere e città perché il San Michele - ha spiegato - con tutte le sue fragilità, resta un luogo interessante dal punto di vista educativo”. Sul futuro del Festival ha detto: “Ad oggi non abbiamo certezze, ma se ci verrà data la possibilità lo faremo”.
Con la Bottega d’Arte, Piero Sacchi (anche lui di Ics) ha portato colori e pennelli dietro le sbarre. “Il carcere priva della dimensione sensoriale. Attraverso la pittura molti detenuti hanno scoperto parti di sé che non sapevano di avere”. Tante le preoccupazioni dal mondo della scuola. “Le informazioni arrivano giorno per giorno e nemmeno il personale sembra avere un quadro chiaro - ha spiegato la docente Paola Zanotti -. La scuola in carcere è un frammento di luce in giornate lunghissime: se i detenuti usciranno come sono entrati, avremo fallito tutti”.
Anche l’università si trova in una fase di incertezza. “Ho incontrato detenuti di età diverse con una sorprendente fame di sapere - ha detto Pierfrancesco Arces, delegato del rettore dell’Upo. Ma non abbiamo alcuna informazione sul futuro dei percorsi universitari: se San Michele diventerà un carcere di alta sicurezza, dovremo ripensare tutto da zero”. Per Giuseppe Cormaio, presidente della Camera penale di Alessandria, la questione riguarda l’identità stessa della comunità: “Abbiamo esperienze straordinarie che raccontano il volto migliore della funzione rieducativa, ma anche un deficit di comunicazione clamoroso. Non voglio immaginare che questo patrimonio venga disperso”.
Le garanti hanno riportato al centro il tema dei diritti. “La pena può limitare la libertà, ma non la dignità”, ha sottolineato Silvia Coscia, garante comunale che ha posto l’attenzione sui tanti problemi strutturali delle strutture, in particolare del Don Soria. La garante regionale Monica Formaiano ha insistito sulla necessità di “creare un ponte stabile tra dentro e fuori”, esprimendo “rammarico per la mancanza di un dialogo strutturato con la direzione dell’istituto proprio nel momento in cui si decide il futuro del carcere”. Tra grate oscurate e decisioni ancora senza voce ufficiale, il futuro di San Michele resta un’incognita. Ma una sola cosa è chiara, la città non intende rinunciare alla sua idea di pena come responsabilità, ma anche come possibilità concreta di cambiamento.










