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di Eugenio Fatigante

Avvenire, 6 aprile 2022

Possono diventare delle “ali della libertà”, a modo loro, per i detenuti dell’istituto di pena di Alessandria. Sono quelle dei piccoli volatili che ora avranno una nuova casa grazie al loro lavoro e al progetto voluto da un’azienda vitivinicola di primo piano, la Ricci Curbastro, leader in Franciacorta.

Un progetto basato su una sorta di “ciclo virtuoso” del legno. Che, da albero, dà vita alle classiche barriques, i barili dove matura il vino. Ora, poi, le doghe dei barili si tramutano in nidi artificiali costruiti appunto dai reclusi. Viaggia all’insegna del recupero di persone e materiali il percorso “Le tre vite dell’albero”, primo capitolo del progetto “Il Nido della Sostenibilità” che il patron Ricci Curbastro svilupperà nel corso dei prossimi anni assieme ai figli Gualberto e Filippo, che hanno voluto come partner la cooperativa sociale “Idee in fuga” attiva nella prigione alessandrina.

Ai detenuti del carcere piemontese è stato infatti affidato il compito di trasformare le doghe in cassette per nidi artificiali, destinati ai vigneti aziendali per ospitare cinciallegre, codirossi e altri insettivori utili all’equilibrio naturale e alla protezione delle vigne stesse, che da 25 anni non vengono più trattate con pesticidi.

“Tutto ciò che utilizziamo in cantina segue una logica di naturale recupero”, spiega Riccardo Ricci Curbastro, titolare dell’azienda (certificata sostenibile con lo standard Equalitas dal 2017), “come il sughero dei tappi usato per produrre pannelli fonoassorbenti e coibentanti o, su alcuni vini fermi, i tappi in polimero prodotto da canna da zucchero, ad impatto produttivo neutro e interamente riciclabili”. Il legno di barili e barriques, che in questo caso proviene da foreste demaniali francesi gestite in modo sostenibile, non è sempre facile da riciclare.

“Offriamo allora a questo legno di rovere una terza vita - evidenzia l’imprenditore - dopo la crescita in foresta e l’uso per svariati anni come contenitore per la maturazione”. Al concetto di sostenibilità ambientale ed economica, si è aggiunto così il terzo pilastro: quella etica, grazie appunto alla lavorazione assegnata al reparto di falegnameria del carcere.