sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Carlotta Rocci

La Repubblica, 14 aprile 2022

Maximiliano Cinieri resta in carcere. Il gip del tribunale di Asti ha respinto anche l’ultima richiesta di scarcerazione per il detenuto, in cella da agosto, affetto da una grave forma di Sla che in pochi mesi lo ha reso gravemente invalido.

Sulla richiesta anche il pm si era espresso negativamente. “Non vengono rappresentati fatti o elementi nuovi rispetto alla situazione di Cinieri, verso il quale convergono ormai molteplici pareri, relazioni e commenti, evidentemente inidonei a mutare il quadro cristallizzato dalla perizia medico-legale disposta per valutare la compatibilità delle sue condizioni con il carcere”, si legge nel provvedimento di rigetto firmato dal giudice.

Cinieri ha ricevuto la diagnosi definitiva della sua malattia a dicembre, quando si trovava già in carcere, accusato di estorsione e usura: il detenuto è affetto da una malattia neurodegenerativa del I e II motoneurone di tipo midollare e bulbare, una forma di Sla particolarmente grave e fulminante, capace di portare alla morte nel giro di tre, massimo cinque anni. In pochi mesi le sue condizioni sono peggiorate.

“Le condizioni di mio padre continuano a peggiorare. Ora non riesce più a spostarsi nemmeno con le stampelle ed è costretto su una sedia a rotelle perché i suoi problemi alle mani si sono aggravate e non riesce più a reggere le stampelle”, racconta la figlia Valeria che insieme alla madre aveva lanciato un appello perché il padre potesse ottenere i domiciliari.

Questa era la richiesta dell’avvocato Andrea Furlanetto che assiste Cinieri ma che il giudice, qualche giorno fa, l’ha rigettata per l’ennesima volta. L’avvocato ha presentato una relazione redatta dal medico del carcere in cui si dice, a chiare lettere, che il regime carcerario non è compatibile con le condizioni di salute dell’uomo, posizione diversa da quella presentata dal medico legale incaricato dal gip secondo cui “il detenuto può ricevere in carcere tutta l’assistenza necessaria in relazione alla seppur grave patologia”.

Chi ha visto recentemente Cinieri lo descrive come un uomo in grave difficoltà. L’ha incontrato la garante cittadina dei detenuti Alice Bonivardo che ha interessato della vicenda anche il garante regionale. “Questa storia è assurda - dice - Nell’ultima visita ho visto la cella di Cinieri, vive con altre tre persone che lo aiutano e a tutti è evidente la situazione. Oltre al discorso fisico bisogna tenere conto dell’aspetto psicologico: ha ricevuto la diagnosi che è una sentenza mentre si trovava già in carcere ed è assistito dalla psicologa del penitenziario ma non è sufficiente per supportare una persona con una malattia degenerativa di quel tipo”. La garante ha interpellato tutte le figure istituzionali di garanzia. “Anche il giudice cautelare ha potuto vedere le condizioni di Cinieri che si è collegato da remoto alle udienze”, dice.

Il gip si dice pronto considerare “eventuali mutamenti peggiorativi delle condizioni di salute del detenuto, al fine di valutare modifiche del regime cautelare”. Per i famigliari del detenuto, però, quei peggioramenti si sono già verificati. “Il giudice non ha tenuto conto dell’ultima relazione che abbiamo presentato perché ha detto che è arrivata dopo l’udienza, ma quella relazione descrive perfettamente tutti i peggioramenti”, spiega ancora la figlia.

Per il giudice, che ha ottenuto anche l’avallo del tribunale del riesame di Torino, invece, sussistono tutte le esigenze cautelari per la gravità dei fatti commessi, perché Cinieri è un pluri-recidivo che ha già violato una volta “la misura degli arresti domiciliari nella prima fase del procedimento”. Da allora, però, le sue condizioni sono radicalmente cambiate.