di Adelia Pantano
La Stampa, 3 ottobre 2026
Il Pd esige “chiarezza”, per FI “non sarà un pericolo”. Si muovono anche i parlamentari. Il San Michele si prepara al 41 bis, ma Alessandria chiede di non essere spettatrice. I lavori per trasformare l’istituto in uno degli hub nazionali sono ancora in corso e i detenuti non sono ancora arrivati. Nel frattempo cresce la pressione, perché Comune e territorio vengano coinvolti nelle scelte. Il sindaco Giorgio Abonante chiede “un confronto immediato sul territorio”. Una richiesta che arriva dopo mesi di interrogativi e che riporta al centro anche l’iniziativa di Federico Fornaro. Il deputato Dem aveva sollevato la questione già nell’autunno dello scorso anno.
Ora torna sul tema con un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Alessandria non può essere informata a cose fatte su una trasformazione che cambia il volto del sistema penitenziario cittadino”, sostiene. E aggiunge: “Servono tempi certi per il San Michele, un confronto vero con il Comune e interventi immediati sull’altra struttura, il Cantiello e Gaeta”.
Il progetto prevede circa 200 posti per detenuti sottoposti al 41 bis. Il passaggio ha già comportato il parziale svuotamento dell’istituto e la sospensione di diverse attività trattamentali e laboratoriali. I lavori, inizialmente indicati come conclusi entro l’estate, sono ancora in corso. Interviene anche Enzo Amich, parlamentare di Fratelli d’Italia: “La riorganizzazione del 41 bis è un riassetto nazionale, non una scelta contro Alessandria”. Il regime, sottolinea, “è di competenza dello Stato” e a San Michele è previsto “un assetto dedicato al 41 bis, con l’impiego delle strutture specializzate della polizia penitenziaria”. Lo stesso Amich, però, ritiene necessario il confronto. “I lavori non sono ancora conclusi e i detenuti non sono arrivati. Per questo - aggiunge - ritengo utile un confronto concreto tra ministero della Giustizia, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Provveditorato regionale, istituzioni locali e rappresentanti della polizia penitenziaria”. Un passaggio anche sul futuro delle attività costruite negli anni al San Michele: “Le esperienze positive sviluppate attraverso i progetti di reinserimento non devono semplicemente andare disperse”. E sul personale: “Le assegnazioni ci sono già state, ma questo non significa che il problema degli organici sia risolto”.
Il dibattito arriva quindi in Regione. Per Domenico Ravetti, consigliere regionale del Pd, “la necessità di portare a bordo il sindaco di Alessandria è un fatto istituzionale”. Le parole di Abonante, aggiunge, “sono la testimonianza che c’è stato un rapporto istituzionale non sufficientemente solido”. Ravetti porterà il tema nel Consiglio regionale aperto sul sistema penitenziario piemontese il 13 ottobre.
Davide Buzzi Langhi, di Forza Italia, sottolinea: “Il 41 bis è uno dei regimi più duri e prevede una vigilanza estremamente forte nei confronti dei detenuti. Per questo non penso che possa essere un pericolo per gli alessandrini”. L’attenzione, per lui, deve concentrarsi soprattutto sul Cantiello e Gaeta. Marco Protopapa, della Lega, ricorda che la trasformazione rientra “in una strategia del ministero della Giustizia”, che ha individuato il San Michele come struttura idonea ad accogliere questo tipo di detenuti. “È una scelta che poteva accadere in qualsiasi altra parte d’Italia e, a questo punto, bisogna prenderne atto”, dice. Più critica la posizione di Pasquale Coluccio, del Movimento 5 Stelle, che già nell’autunno 2025 aveva chiesto chiarimenti sulle prime voci. Per Coluccio è necessario “coinvolgere i territori e ragionare insieme su tutte le ricadute che può avere una trasformazione del genere”.









