di Adelia Pantano
La Stampa, 15 febbraio 2026
A risollevare il caso sono state le consigliere regionali Ravenale e Marro: “L’operazione rimane incomprensibile”. Le preoccupazioni della città: “Saranno cancellati tutti i progetti legati al carcere, chiediamo almeno chiarezza: abbiamo diritto di sapere”. “La trasformazione è decisa, le risposte no”. È tutta qui la contraddizione che avvolge il futuro del carcere di San Michele, ad Alessandria. La svolta verso una struttura di massima sicurezza viene ormai data per certa, tra trasferimenti già avvenuti e cantieri in corso, ma senza un cronoprogramma, senza un atto ufficiale, senza una comunicazione chiara al territorio.
Sopralluoghi - A sollevare il caso, dopo un’ispezione nei due istituti alessandrini, sono le consigliere regionali Alice Ravenale (Avs) e Giulia Marro (Possibile-Avs). Se al San Michele si lavora tra ristrutturazioni e incertezze, alla casa circondariale del Don Soria il quadro appare ancora più critico. “Parliamo di quattro educatori per oltre duecento detenuti - sottolinea Ravenale: è evidente che diventa difficile costruire percorsi di recupero”. Una carenza strutturale che si somma “alla sofferenza diffusa legata all’uso di psicofarmaci e alla tossicodipendenza”, tema su cui le consigliere chiedono un maggiore coinvolgimento di Serd e Asl.
Al San Michele, invece, resta attiva una sola sezione, con circa cinquanta detenuti, tutti impiegati in attività lavorative. “Abbiamo trovato un ambiente rilassato - racconta Marro -. Ci è stato detto che non si registrano eventi critici e che la sera si dorme perché si è lavorato tutto il giorno”. Un modello trattamentale che funziona proprio mentre si prospetta una trasformazione radicale. Oltre duecento detenuti, infatti, sono già stati trasferiti in altri istituti piemontesi e si attende ora l’arrivo dei detenuti al 41bis.
“Operazione incomprensibile” - “L’operazione rimane incomprensibile - osserva Ravenale - anche perché nessuno la sta spiegando. Attendiamo risposte ufficiali dal Dap e dal Ministero”. L’incertezza riguarda anche il personale di polizia penitenziaria e il destino delle attività educative e lavorative costruite negli anni. Carmine Falanga della cooperativa Idee in Fuga parla di un patrimonio concreto: “Siamo partiti con tre detenuti, oggi ne abbiamo venti regolarmente assunti. Dal 2018 la recidiva tra chi ha lavorato con noi è pari a zero”. Il lavoro, insiste, “è la chiave di volta: formazione vera, competenze spendibili fuori. Non possiamo azzerare tutto dall’oggi al domani”. Giovanni Mercurio (vice presidente Ics) ricorda che Alessandria è stata un laboratorio riconosciuto: “San Michele era un esempio. Chiediamo almeno chiarezza: il territorio ha diritto di sapere”.











