di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 7 maggio 2025
Fu il primo parlamentare ad andare in carcere per reati da colletto bianco (poi prosciolto). Sulla lettera di Alemanno a Nordio: “La situazione è così drammatica che è benvenuto chiunque ne parli, anche se doveva farlo prima e non l’ha fatto. La politica è assente perché riflette il sentire del popolo”. “In carcere si registra un’emergenza umanitaria gravissima che non incontra l’interesse della politica istituzionale né della società”. A parlare ad HuffPost è Alfonso Papa, già parlamentare del Popolo della Libertà nonché magistrato che, suo malgrado, si è trovato a conoscere l’esperienza del carcere: 101 giorni di custodia cautelare - il primo parlamentare della storia repubblicana per cui l’aula votò il carcere per reati da colletto bianco - su delle accuse partite da un’inchiesta di Henry John Woodcock che poi si è conclusa con un proscioglimento in appello.
Papa, che da qualche anno è lontano dalla vita pubblica ma mantiene l’interesse per le condizioni dei penitenziari, riflette sulla lettera che Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, detenuto nel carcere romano di Rebibbia, ha inviato al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulla disastrosa situazione cui sono costretti i detenuti. E sul perché i politici spesso si trovino a parlare di carcere solo quando ne ha fatto l’esperienza.
Il documento di Alemanno, scritto insieme allo “scrivano di Rebibbia” Fabio Falbo, ha avuto molta risonanza. L’ex sindaco di Roma parla di cure negate ai reclusi, di sovraffollamento, di una situazione “insostenibile”. Cosa ne pensa?
Sono rilievi che rispecchiano una situazione nota da moltissimi anni. Che, però, negli ultimi 15 anni è peggiorata. Il Covid, poi, ha inciso ulteriormente ad aggravare questa emergenza umanitaria, che ormai ha carattere di endemicità e che si scontra con il disinteresse della società. E, quindi, della politica.
Il disinteresse della politica è spiazzante. Da cosa deriva?
In Italia non c’è mai stata una reale sensibilità rispetto a questi temi. E la politica altro non fa che riflettere il sentire del popolo che rappresenta. Della società, per l’appunto. Non c’è una separazione così netta tra le due. Alla luce di questo, le condizioni del carcere vengono denunciate solo quando vengono vissute. Un po’ come accade per le gravi patologie: tutti in astratto le conoscono, ma si muovono solo quando ne sono direttamente colpiti.
Però i parlamentari hanno accesso alle carceri liberamente, se volessero potrebbero interessarsene ogni giorno. I sindaci, solo per tornare al caso di Alemanno, hanno i penitenziari ubicati fisicamente nelle città che amministrano. Come è possibile che si occupino del tema solo quando li riguarda in prima persona?
Mi lasci dire che la sua è una domanda suggestiva. La situazione delle carceri è talmente drammatica che non può che essere benvenuto chiunque ne parli. Anche se lo fa solo quando, per i percorsi più svariati e rocamboleschi della vita, si trova a viverla in prima persona. Il tema è così importante che deve essere considerata positiva la testimonianza di chi, disponendo di una platea che altri non hanno, fa pubblica la sua denuncia. Mi terrei, quindi, lontano dal fare una ricerca o un’esegesi delle motivazioni che spingono la persona in questione a compiere la denuncia stessa.
L’elenco dei problemi del carcere è lunghissimo. C’è qualcosa che l’ha colpita, e la colpisce, particolarmente?
Lo Stato, lasciando le carceri in questa situazione di emergenza, infligge una tortura. E lo fa nei confronti dei condannati, che hanno diritto a espiare la pena in condizioni dignitose e non in quelle, inaccettabili, vigenti, ma anche nei confronti di chi, secondo la Costituzione, è un innocente e si trova in custodia cautelare. Ecco: questa è una mostruosità nella mostruosità. In Italia c’è indubbiamente un abuso di custodia cautelare in carcere. Quando questa misura viene ritenuta necessaria dal giudice, ad esempio perché si ritiene che ci sia un forte rischio di reiterazione del reato, bisognerebbe fare in modo che non sia scontata nelle condizioni estranianti e disumanizzanti attuali.
Se dovesse suggerire un solo intervento da attuare subito per migliorare la situazione delle carceri quale sceglierebbe?
Quanto tempo è passato da quando Giovanni Paolo II invocò l’amnistia? Da allora ci sono stati dei peggioramenti. Credo di amnistia si dovrebbe ricominciare a parlare, anche per creare le basi di un comune sentire in relazione al tema del carcere.
Non abbiamo anche un problema di panpenalismo in questo Paese? Soprattutto questo governo crea reati per ogni emergenza sociale...
Credo che sia un errore accostare i due temi. Creare nuovi reati rientra nell’ambito delle politiche legislative di un governo. Spetta alla politica stabilire quali condotte siano da ritenere penali e per quali prevedere il carcere. È fuorviante, quando si parla delle condizioni dei detenuti, discutere nel merito dei singoli reati e dire se sono giusti o ingiusti. Credo che chi attacca questo o quel provvedimento penale lo faccia più per creare un dibattito strumentale che non perché abbia davvero a cuore i diritti dei detenuti. Detto ciò, però, è chiaro che il governo e il Parlamento, quando introducono un reato, hanno il dovere di assicurare che l’espiazione della pena per quel comportamento avvenga nel rispetto della dignità di chi è chiamato a stare in carcere.











