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di Luca De Vito


La Repubblica, 1 febbraio 2020

 

L'attacco del procuratore generale di Milano. Inaugurazione dell'anno giudiziario, presente anche il ministro Bonafede. E anche i penalisti espongono cartelli e protestano contro la presenza del consigliere del Csm Piercamillo Davigo.

La sospensione del corso della prescrizione "non servirà sicuramente ad accelerare i tempi del processo, semmai li ritarderà senza limiti e presenta rischi di incostituzionalità". È uno dei passaggi della relazione del procuratore generale di Milano Roberto Alfonso in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

"La norma introdotta consente al processo di giungere all'accertamento del fatto e all'eventuale condanna dell'imputato, è ciò anche a tutela della persona offesa, ma non si può sottacere che essa viola l'articolo 111 della Costituzione, con il quale confligge, quanto agli effetti, incidendo sulla garanzia costituzionale della ragionevole durata del processo".

In tal senso la norma, "a nostro modesto avviso, presenta rischi di incostituzionalità - aggiunge il procuratore generale nella sua relazione alla presenza del ministro della giustizia Alfonso Bonafede - essa invero appare irragionevole quanto agli scopi, incoerente rispetto al sistema, confliggente con valori costituzionali". A Milano la prescrizione nella fase delle indagini preliminari "incide per il 3,79%". E a Milano, lamenta Alfonso, ci sono "spaventosi vuoti di organico e la mancanza di risorse che contribuiscono a determinare tempi lunghi del processo".

All'inagurazione - a cui sono presenti oltre al ministro anche Piercamillo Davigo, magistrato e membro togato del Csm, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il Sindaco di Milano Beppe Sala e la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia - si annuncia come un'occasione di protesta contro la riforma della prescrizione anche per gli avvocati: una quarantina di iscritti alla Camera penale di Milano hanno sfilato mostrando cartelli poco prima dell'inizio delle celebrazioni per l'anno giudiziario.

"Abbiamo indicato tre articoli della Costituzione: il 24 che è per il diritto di difesa, il 27 che è la presunzione di non colpevolezza è il 111 che è il giusto processo. Accoglieremo Davigo con questi cartelli", ha detto l'avvocato Giovanni Briola del direttivo della Camera penale.

Nei giorni scorsi, infatti, i penalisti milanesi avevano chiesto di revocare la designazione del consigliere Piercamillo Davigo a rappresentare il Csm all'inaugurazione dell'anno giudiziario: richiesta giudicata "irricevibile" dal comitato di presidenza del Csm.

"Accanto alle aggressioni fisiche, quelle verbali possono essere ugualmente dannose. Con la narrazione degli avvocati unici responsabili delle lungaggini processuali, i cui testimonial, re incontrastati del talk show serali, rivestono importanti ruoli, purtroppo anche nella magistratura, impegnandone l'autorevolezza, in un quasi generalizzato silenzio". Così nel suo intervento per l'anno giudiziario il presidente dell'ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo, torna sulla polemica con Davigo.

E ancora, nel discorso del procuratore generale si legge che per l'imputato "già solo affrontare il processo penale costituisce una 'pena'", anche per il "disdoro che purtroppo nella nostra società massmediatica esso provoca". E, dunque "l'inefficienza dell'amministrazione" non può "ricadere sul cittadino, benché imputato".

Da "oltre un decennio", prosegue Alfonso, "denunciamo gli spaventosi vuoti di organico e la mancanza di risorse che contribuiscono a determinare i tempi del lungo processo, ma certamente la soluzione ai ritardi, alla mancanza di risorse, al difetto di organizzazione, alla inefficienza dei servizi, dunque al mancato rispetto dell'articolo 111 Costituzione da parte dei Governanti, non può individuarsi nella sospensione del corso della prescrizione, a danno dell'imputato". Per questo "il legislatore con urgenza e con sapienza" deve adottare "una soluzione che contemperi le due esigenze: la tutela della persona offesa e la garanzia per l'imputato di un processo di ragionevole durata".