di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 3 novembre 2026
Respinto il ricorso contro la decisione del ministero della Giustizia di prorogare il regime speciale per altri due anni. Ancora un no alla revoca del 41 bis per l’anarchico Alfredo Cospito. La Cassazione ha confermato il regime di massima sicurezza, respingendo il ricorso presentato dal difensore, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, contro il provvedimento con cui il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva confermato la decisione del ministero della Giustizia, avallata dal Tribunale di Roma, di rinnovare per due anni il regime di carcere duro per Cospito, che si trova detenuto a Sassari e sottoposto al regime speciale dal 2022, per impedire collegamenti con ambienti anarchici esterni. Alfredo Cospito da ottobre 2022 ad aprile 2023 aveva portato avanti uno sciopero della fame contro l’applicazione del carcere duro nei suoi confronti.
L’anarchico è considerato responsabile di due diversi episodi portati a termine e rivendicati dalla Fai. Il primo è l’esplosione, avvenuta il 2 giugno 2006, di due ordigni piazzati davanti all’ex caserma degli allievi dei Carabinieri di Fossano (Cuneo). Per quei fatti Cospito è stato condannato a 23 anni di reclusione, il secondo è la gambizzazione a Genova, il 7 maggio 2012, dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, che gli è costata una condanna a nove anni e cinque mesi di reclusione.
I suoi legali ritengono che non ci siano le condizioni per tenerlo in cella con il regime del carcere duro e dell’ergastolo ostativo. Il regime del “carcere duro” non era mai stato applicato a un anarchico prima di Cospito. Un regime speciale riservato ai vertici della mafia e ai terroristi. Alla base della scelta di applicarlo soprattutto l’esistenza e la diffusione di una serie di alcuni suoi scritti e opuscoli che, invitando gli anarchici a non rinunciare alla violenza, per i giudici lasciavano intendere un suo collegamento con la militanza attiva al di fuori del carcere. Il caso Cospito ha portato anche alla condanna del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (Fdi) per rivelazione di segreto d’ufficio legata alla diffusione di carte riservate.









