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di Lirio Abbate

La Repubblica, 31 gennaio 2023

Il detenuto ha rifiutato i farmaci. Ai medici ha svelato che assume zuccheri e integratori e che ha studiato le mosse per poter resistere a lungo. La “battaglia” che ha intrapreso Alfredo Cospito non è per uscire dal 41 bis a cui è sottoposto, ma per scardinare questo regime carcerario che rende impermeabili i contatti con l’esterno dei detenuti per mafia e terrorismo. È quanto emerso durante la visita medica a cui l’uomo è stato sottoposto due giorni fa nel carcere di Bancali a Sassari, per poter decidere sul suo trasferimento. I sanitari dell’amministrazione penitenziaria lo hanno controllato a lungo nell’infermeria dell’istituto di pena. Un incontro durante il quale Cospito ha sottolineato di non voler assumere la terapia che gli era stata prescritta, perché attraverso la “battaglia” che lui ha intrapreso, dice di sentirsi bene e “non ha bisogno dei farmaci” che gli sono stati imposti per le sue condizioni di salute. Ai medici ha svelato che fa uso di integratori che gli permettono di proseguire lo sciopero della fame, “il più a lungo possibile”. Ha le idee chiare Cospito sull’obiettivo che vuole raggiungere. E pure i metodi come provare ad ottenerli.

“Eccessive attenzioni” - La mattinata trascorsa in infermeria è tranquilla per l’anarchico, che discute con i medici e spiega che cosa rappresentano le sue ragioni. E non è solo un ragionamento sui farmaci, quello che Alfredo Cospito rivolge ai medici, perché lamenta il clamore mediatico e “le eccessive attenzioni” nei suoi riguardi che arrivano dall’esterno. Gli arrivano attraverso la televisione che segue dalla cella di Bancali. Ritiene che questa sua protesta venga cavalcata anche “da uomini della sinistra”, e prosegue affermando che la sua manifestazione è stata travisata, dal momento che non è sua intenzione “uscire dal regime del 41 bis”, perché secondo lui, insiste con i medici, “questi politici non conoscono la realtà del carcere”, e quindi “non sanno che una cella singola è da privilegiati”.

Lui, Cospito, non vuole essere un privilegiato. I detenuti al 41bis, infatti, sono uno in ogni cella. Per loro c’è un trattamento penitenziario diverso rispetto a chi è rinchiuso in “alta sicurezza” o quelli definiti “comuni”. Nei reparti di questi ultimi, in alcuni istituti di pena, si arriva a contare fino a dieci detenuti che devono dividersi piccoli spazi e alti letti a castello.

Isolamento dai familiari - Cospito condivide la sua ora di socialità con un camorrista e due mafiosi di Cosa nostra, in particolare un boss palermitano che anche lui è contro il 41 bis, e con loro passeggia nel cortile, parla, e condivide idee e analisi. E adesso spiega ai medici che vorrebbe che il regime di detenzione impermeabile riservato a mafiosi e terroristi fosse “completamente abolito”. Perché secondo Cospito non consente alcun contatto fisico con i familiari e “soprattutto impedisce una manifestazione del pensiero”.

Sta tutta qui la protesta del leader degli anarchici che da oltre cento giorni fa lo sciopero della fame, contro il 41 bis, provocando una fusione tra pezzi eterogenei dell’antagonismo: un fenomeno che “non può essere delimitato alla sola galassia anarchica”, spiegano gli investigatori, e per questo porta ad alzare l’allerta delle forze dell’ordine. “È una situazione che dovrà essere esaminata con la massima attenzione. Fenomeno seguito molto attentamente su tutto il territorio nazionale”, afferma il capo della Polizia, Lamberto Giannini.

Una protesta ben studiata - Nel colloquio con i medici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, diretto da Giovanni Russo, l’esposizione di Alfredo Cospito è chiara e precisa. E spiega in particolare di non essere preoccupato per lo sciopero che ha intrapreso, perché dice di saperlo gestire attraverso l’assunzione di integratori e zuccheri. In questo modo ritiene di poterlo portare avanti. Non fa mistero ai sanitari di essersi documentato su questi punti, prima di intraprendere la protesta. E aggiunge che avrà invece bisogno di aiuto nel momento in cui riprenderà ad alimentarsi regolarmente.

Nella sua testa il piano di dissenso è ben congegnato. E ai medici non nasconde il fatto di essersi preparato per tempo allo sciopero della fame, ingrassando, in modo che la sua protesta potesse durare il più a lungo possibile. E così, viste le sue condizioni di salute, i medici del Dap hanno dato il proprio parere al trasferimento dell’anarchico. E ieri sera è arrivato nel carcere di Opera a Milano, una struttura dotata anche di un padiglione Sai, Servizio assistenza intensificata. “L’unico elemento di novità con questo trasferimento è che nella struttura carceraria di Opera hanno specialisti in grado di intervenire tempestivamente in caso di emergenza”, dice il difensore di Cospito. E per il momento non cambia la linea sul 41 bis.