Il Manifesto, 4 ottobre 2020
Decine di intellettuali europei, maghrebini e africani, dal filosofo Etienne Balibar al magistrato Domenico Gallo allo storico Achille Mbembe, al fianco del movimento di protesta algerino. L'insurrezione pacifica del popolo algerino per la conquista delle libertà democratiche, iniziata nel febbraio 2019, ha mostrato un grande senso di responsabilità, optando in marzo 2020 per la sospensione delle manifestazioni per evitare la propagazione dell'epidemia di Covid-19. Perseguendo lo scopo di costruire un migliore avvenire per il paese, il movimento detto Hirak ha agito coerentemente con i suoi obiettivi di libertà, le sue aspirazioni per la difesa dei diritti umani, e la sua strategia pacifica, nell'interesse superiore della nazione.
Gli attori della protesta sanno però che per raggiungere i loro obiettivi bisogna continua a mobilizzare pacificamente la maggioranza delle Algerine e degli Algerini per sconfiggere un sistema politico che nasconde, dietro una facciata civile et delle elezioni manipolate, la tenaglia del comando militare sulla vita politica, economica e sociale.
Invece di seguire la via della saggezza e il senso elevato di responsabilità della popolazione insorta, invece di rispondere alle sue legittime aspirazioni, i dirigenti algerini, preoccupati unicamente dalle lotte intestine per il potere, assemblano delle tabelle di marcia illusorie che non hanno altro obiettivo che salvaguardare un sistema politico rifiutato dalla maggioranza della popolazione.
Per rispondere alle aspirazioni espresse dal popolo insorto nel febbraio 2019, è necessario liberare le scene politiche e mediatiche dalla sorveglianza dei servizi di sicurezza. È necessario intraprendere, nel dialogo con tutte le forze vive del movimento pacifico detto Hirak, une transizione democratica reale, in grado di assicurare uno Stato di diritto, garante delle libertà individuali e collettive.
La negoziazione col movimento sociale impone la liberazione immediata di tutti i detenuti politici e/o d'opinione gettati in prigione da dei giudici sottomessi, con dei capi di imputazione che nulla hanno a che fare con la loro lotta per i diritti umani e le libertà democratiche. La condanna iniqua dei giornalisti Khaled Drareni e Abdelkrim Zeghilèche a due anni di prigione è l'ennesima prova dell'esistenza di una giustizia asservita. La pena ricevuta da Khaled Drareni, punito per avere esercitato con onestà, responsabilità e impegno il suo lavoro di informazione è una delle più pesanti pronunciate contro un giornalista dall'indipendenza nazionale nel 1962.
La lotta del popolo algerino per la conquista dei suoi diritti legittimi merita la solidarietà attiva di tutte le donne e di tutti gli uomini che credono con fermezza nella giustizia e nella libertà. Nel manifestare la nostra solidarietà a questa lotta, noi:
- denunciamo la politica repressiva condotta dal regime algerino contro il movimento pacifico e responsabile detto Hirak, speranza di liberazione e emancipazione civiche;
- esigiamo la liberazione immediata e senza condizioni di Khaled Drareni e di tutti i detenuti politici e/o d'opinione;
- incoraggiamo le diverse istanze europee e internazionali a esigere dallo Stato algerino il rispetto di tutti i trattati e le convezioni di difesa dei diritti umani da lui ratificati;
- chiediamo solennemente al capo dello Stato algerino di far rispettare, realmente, i diritti e le libertà delle cittadine e dei cittadini, come stabilito dalle convenzioni internazionali ratificate dall'Algeria. Per adesioni:










