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di Adalgisa Marrocco

huffingtonpost.it, 25 giugno 2025

L’accusa chiede di raddoppiare in appello la pena per lo scrittore franco-algerino, ottantenne e malato di cancro, accusato di “attentato all’unità nazionale” e detenuto dal novembre scorso. Il verdetto atteso il primo luglio, diplomazie al lavoro per una grazia presidenziale. Dieci anni di reclusione per un uomo di quasi ottant’anni, affetto da un tumore alla prostata. È la richiesta avanzata dalla procura della Corte d’appello di Algeri nei confronti di Boualem Sansal, scrittore franco-algerino detenuto dal 16 novembre 2024 con l’accusa di aver attentato all’unità nazionale. Il verdetto definitivo, riporta Le Figaro, è atteso per il 1° luglio, ma la pena richiesta dal pubblico ministero equivale, di fatto, a una condanna a morte.

Nel marzo scorso, Sansal era stato condannato in primo grado a cinque anni di carcere e a una multa di 500.000 dinari (circa 3.500 euro). All’origine del procedimento giudiziario vi sono alcune dichiarazioni rilasciate dallo scrittore alla rivista Frontières, incentrate sulla colonizzazione francese del Marocco e dell’Algeria. “Quando la Francia colonizzò l’Algeria - aveva detto l’autore - tutta l’Algeria occidentale faceva parte del Marocco e la Francia decise arbitrariamente di annettere l’intero Marocco orientale all’Algeria tracciando un confine”. Parole considerate eversive dal regime del presidente Abdelmadjid Tebboune. Da qui l’incriminazione iniziale per “attentato alla sicurezza dello Stato” e “minaccia all’integrità del territorio nazionale”, ai sensi dell’articolo 87 bis del codice penale. In seguito, è stata aggiunta l’accusa di “collaborazione con potenze straniere”, in relazione al presunto trasferimento di “informazioni sensibili di carattere economico e strategico” all’ex ambasciatore francese Xavier Driencourt.

Secondo Arnaud Benedetti, fondatore del Comitato di sostegno internazionale a Boualem Sansal, l’udienza d’appello è durata circa una decina di minuti. La stampa francese, inoltre, segnala che lo scrittore candidato al Nobel non ha potuto contare sull’assistenza del suo nuovo avvocato francese, a cui le autorità algerine hanno negato il visto, malgrado le precedenti rassicurazioni.

Le reazioni del mondo intellettuale non si sono fatte attendere. “Il procuratore ha chiesto dieci anni di prigione contro Sansal in Algeria. Non ci sono parole”, ha scritto su X lo scrittore Kamel Daoud, anch’egli nel mirino del regime. Duro anche il commento del sindaco di Cannes, David Lisnard, promotore della campagna JeLisSansal, nata per far conoscere l’opera dello scrittore attraverso letture pubbliche. “Il regime algerino si appresta a condannare a morte in maniera totalmente arbitraria il nostro compatriota, anziano e malato di cancro. Non ci sono parole dinanzi a una tale ignominia”, ha dichiarato. Lisnard ha poi puntato il dito contro la timidezza delle autorità francesi: “Da sette mesi, Parigi abbassa vergognosamente gli occhi sulla sorte di Boualem Sansal, la cui unica colpa è quella di aver abbracciato la Francia, la sua cultura, la sua lingua, la sua cittadinanza, il suo universalismo repubblicano”.

Nel mese di maggio, l’Assemblea nazionale francese aveva approvato una risoluzione - dal forte valore simbolico, sebbene non vincolante - in cui si chiede la liberazione di Sansal. Il testo è passato con 307 voti favorevoli, ma ha visto l’opposizione della sinistra di La France Insoumise, che ha espresso 28 voti contrari e quattro astensioni, tra cui la maggior parte dei deputati comunisti. Socialisti ed ecologisti, pur con alcune riserve, hanno votato a favore. Al momento, tuttavia, né la risoluzione né gli appelli del presidente Emmanuel Macron hanno sortito effetti.

Restano delusione e sgomento. Le figlie dello scrittore, Nawal e Sabeha, hanno raccontato all’AFP il loro “senso di totale impotenza” davanti a un sistema che “incarcera persone per aver espresso liberamente la propria opinione”. L’ultima speranza è affidata a una possibile grazia presidenziale, che qualcuno auspica possa giungere in occasione della festa dell’indipendenza algerina del 5 luglio.