sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Domenico Guarino

luce.lanazione.it, 3 giugno 2022

Hakim Debbazi è deceduto dietro le sbarre a fine aprile per aver sostenuto sui social Hirak, un movimento pro-democrazia. Decine di ong chiedono al governo algerino il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali.

#PasUnCrime: è questo il nome della campagna digitale indirizzata ad attirare l’attenzione sul modo in cui le autorità in Algeria cercano sempre più di soffocare le voci dissenzienti e la società civile indipendente. La campagna è stata lanciata da 38 organizzazioni algerine, regionali e internazionali, e si è conclusa il 28 maggio, giorno dell’anniversario della morte del difensore dei diritti umani Kamel Eddine Fekhar, deceduto in carcere nel 2019, dopo uno sciopero della fame di 50 giorni, intrapreso per protestare contro la sua detenzione dovuta al fatto di aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo. Fekhar era stato accusato di aver minato la sicurezza dello Stato e di aver incitato all’odio razziale.

La situazione in Algeria è particolarmente delicata. Secondo Zaki Hannache, attivista impegnato nella difesa dei diritti umani, dall’inizio del 2022, al 17 aprile, almeno 300 persone sono state arrestate per aver esercitato la libertà di espressione, di riunione pacifica o di associazione, anche se alcune sono state poi rilasciate. Secondo la Lega algerina per la difesa dei diritti umani (LADDH), queste cifre rappresentano solo una parte della realtà, poiché molti casi non vengono denunciati per paura di rappresaglie. Emblematico il caso Hakim Debbazi, morto in carcere il 24 aprile, dopo una custodia cautelare iniziata il 22 febbraio 2022, per aver pubblicato dei post su Facebook a sostegno di Hirak, un movimento pro-democrazia.

La richiesta della campagna è quella di “porre fine alla repressione dei diritti umani, di rilasciare immediatamente e senza condizioni le persone detenute solo per l’esercizio pacifico dei loro diritti umani e di permettere a tutti di godere liberamente dei propri diritti. I sospettati di essere responsabili di gravi violazioni dei diritti umani devono essere portati davanti alla giustizia in processi equi e le autorità devono garantire alle vittime l’accesso alla giustizia e a rimedi efficaci”.

“Gli arresti e le condanne di attivisti pacifici, sindacalisti indipendenti, giornalisti e difensori dei diritti umani sono continuati senza sosta, anche dopo la fine del movimento di protesta. Scioperi della fame sono ripetutamente organizzati da prigionieri per reati di opinione - ad esempio El Hadi Lassouli dal 3 maggio - principalmente per protestare contro la loro detenzione arbitraria” denunciano gli organizzatori della campagna.

Che sottolineano come, dalla fine alle proteste pro-democrazia “Hirak” siano aumentati i procedimenti giudiziari basati su accuse infondate di terrorismo, siano stati adottati controversi emendamenti al Codice penale, siano state intraprese azioni legali contro le organizzazioni della società civile e i partiti politici di opposizione, e si sia intensificata la repressione contro i difensori dei diritti umani e i media, mentre le autorità continuano a ostacolare la registrazione e l’attività dei sindacati indipendenti.

Anche la comunità internazionale, sia pure in maniera ancora flebile, sta facendo sentire la propria voce. L’8 marzo 2022, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet, nel suo aggiornamento al Consiglio per i diritti umani, ha espresso preoccupazione per “le crescenti restrizioni alle libertà fondamentali” in Algeria e ha invitato il governo a “cambiare rotta”.