sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella


La Repubblica, 19 novembre 2021

 

Slitta ancora l'approdo in aula. Se ne parlerà forse il 29 novembre. Ma il centrodestra è deciso a ostacolare la legge anche andando molto al di sotto delle quattro condizioni poste dalla Corte costituzionale nel 2019.

La legge sull'eutanasia rischia di fare la stessa fine della legge Zan, affondata al Senato dal centrodestra. In queste ore alla Camera un'identica manovra è in atto, protagonisti, ancora una volta, Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Coraggio Italia che stanno facendo la voce grossa, a colpi di emendamenti, nelle due commissioni che si occupano delle future norme, la Giustizia e gli Affari sociali.

Il primo obiettivo, ovviamente, è cercare di rinviare sine die la discussione in aula. Era prevista per il 25 ottobre. Era già slittata al 22 novembre. Ma poi la riforma del processo civile, che deve rispettare i tempi del Pnrr, ha preso il suo posto. Nel frattempo dozzine di causidici emendamenti hanno costretto i due relatori, uno per ogni commissione, Alfredo Bazoli del Pd e Nicola Provenza del M5S, a un faticoso lavoro di cernita.

Ieri l'ennesimo scontro, nell'ufficio di presidenza, sul calendario. Perché i due presidenti - Mario Perantoni per la Giustizia e Marialucia Lorefice per la Affari costituzionali, per una coincidenza entrambi di M5S - hanno chiesto al presidente della Camera Roberto Fico solo uno spostamento "minimo", appunto al 29 novembre, mentre il centrodestra ne avrebbe voluto uno molto più congruo. Con l'obiettivo di rinviare il più possibile una discussione che il centrodestra considera quanto mai indigesta.

Il centrodestra, con la Lega in testa, fa di tutto per dilazionare la data del passaggio in aula. E il partito di Conte si arrabbia. Ecco cosa dice Eugenio Saitta: "È inaccettabile la pretesa della Lega di dilazionare ancora i tempi per chiudere in commissione il provvedimento sul fine vita. In realtà vogliono impedire che si arrivi fino in fondo su questo provvedimento di civiltà". Il collega di partito, e relatore, Nicola Provenza, ieri sera si dichiarava "fiducioso" di chiudere il voto sugli emendamenti la prossima settimana. Voto che ha di fronte un bivio politico che Provenza sintetizza così: "Adesso serve una doverosa sintesi. Che abbia maglie non troppo larghe, perché altrimenti si rischia di non portare la legge al voto, ma neppure troppo strette, perché in quel caso la legge sarebbe inutile".

E già. Ma tutto il centrodestra, per evitare una legge "utile", ha presentato emendamenti per rendere di fatto inattuabili perfino le quattro condizioni poste dalla Consulta sul caso Cappato nel 2019. Dopo aver dato un anno di tempo al Parlamento per decidere, e visto che non decideva, la Corte è andata avanti per la sua strada, tant'è che Marco Cappato, sotto processo a Milano per aver accompagnato in Svizzera Dj Fabo, è stato assolto dal reato di aiuto al suicidio.

Condizioni chiarissime quella della Corte costituzionale e che consentirebbero già adesso di risolvere molti casi, che invece vengono bloccati dalla burocrazia sanitaria e ministeriale, come accade per i due tetraplegici che vivono nelle Marche, Mario e Antonio, inutilmente in attesa di poter ottenere il fine vita che hanno chiesto e di cui, in base alla Consulta, hanno diritto. Si batte per loro l'Associazione Luca Coscioni.

Ricordiamo le quattro condizioni: l'eutanasia è già possibile se siamo di fronte "a una patologia irreversibile, causa di sofferenze fisiche o psicologiche assolutamente intollerabili, per un malato che può vivere solo attraverso trattamenti di sostegno vitale, ma che però sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Ma su ogni parola della Consulta il centrodestra fa dei distinguo, con un solo obiettivo, rendere impossibile ancora una volta la legge sull'eutanasia, proprio come ha bloccato quella sull'omofobia. Tutto questo mentre migliaia di italiani hanno firmato per andare al referendum proposto dalla Coscioni.