di Giacomo Talignani
La Repubblica, 11 novembre 2022
Con la bocca tappata da un fazzoletto e vestite di bianco le attiviste (molte provenienti da Paesi in via di sviluppo) hanno protestato alla conferenza dell’Onu contro il regime di Al Sisi e chiedendo fondi per le aree del mondo che pagano di più per il riscaldamento globale.
La bocca tappata da un fazzoletto bianco per rimarcare l’impossibilità di parlare imposta dal governo egiziano. Il pugno alzato, i vestiti bianchi e gli striscioni: “Non c’è giustizia climatica senza diritti umani”. La prima protesta forte e corposa, autorizzata all’interno della Cop27 (che è spazio Onu a differenza dell’esterno gestito dal governo di Al-Sisi), è guidata dalle donne. Ci sono attiviste provenienti dall’Amazzonia, altre dal Sud Africa, Filippine e sud est asiatico, o dai paesi dell’Africa più colpiti dalla crisi climatica. Reggono cartelli e messaggi scritti in tutte le lingue, chiedono - in questa Cop definita “plastica e senza diritti” - che i dissidenti politici e gli attivisti ambientali ingiustamente imprigionati vengano liberati. Urlano slogan contro la dipendenza dalle fonti fossili, sfogano la rabbia contro un Paese - l’Egitto - dove il dissenso è stato vietato in partenza. Davanti a loro decine di giornalisti: quando invocano un minuto di silenzio per ricordare tutti i difensori dell’ambiente uccisi si sentono soltanto i click delle macchine fotografiche.
Le proteste, all’interno della Cop, dato che fuori è troppo pericoloso nella blindatissima Sharm El-Sheikh, stanno crescendo. Spesso sono i rappresentanti dei paesi più vulnerabili, colpiti da fenomeni meteo intensi o siccità e dove regna devastazione e fame, a lanciare il grido di aiuto. Viene chiesto ai potenti di agire subito e con “soldi e impegni inderogabili” per garantire finalmente uno strumento finanziario che garantisca fondi per il “loss and damage”, le perdite e danni delle aree più impattate dagli eventi legati al surriscaldamento.
Viene chiesto di liberare e aiutare tutti coloro che sono stati ingiustamente arrestati nel tentativo di battersi per i diritti sociali e per l’ambiente. Nella protesta delle donne, prende la parola anche la giovane Alab Ayroso, filippina il cui padre è considerato un “desaparecidos”, un attivista ambientale scomparso nel nulla vent’anni fa. Piange, ma poi trova la forza per urlare più forte: “Dobbiamo unirci e combattere contro questo sistema, dobbiamo lottare per un mondo che rimetta al centro la salute del Pianeta e le persone, non i soldi e i profitti”.
Poi, in un elenco lunghissimo, le attiviste sudamericane leggono i nomi di tutte le donne e i difensori dell’ambiente uccisi ingiustamente, chiedendo giustizia per loro, così come per i prigionieri politici. Nelle prossime ore, nuove azioni dimostrative sono attese alla Cop27: fra le più curiose c’è quella organizzata da Bts Army e Kpop4planet, fans del K-pop coreano che daranno vita a una manifestazione per chiedere la protezione delle foreste. Altre iniziative potrebbero essere in programma poi in vista dell’arrivo del presidente Usa Joe Biden atteso l’11 novembre.










