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di Irne Famà

La Stampa, 18 agosto 2025

La droga inabissa nella disperazione e la malattia della mente rende ostaggio dei demoni. Ombre della dipendenza, dei problemi psichici che in carcere si moltiplicano. Sono circa 20mila i detenuti che soffrono di dipendenze da cocaina, eroina, medicinali usati per stordirsi e dimenticare. Sono 19.021 uomini e 734 donne, quasi il 32% del totale della popolazione carceraria. E poi ci sono i minori. Oltre 1.200 i ragazzi entrati negli istituti penitenziari per reati di spaccio o detenzione di droga. Hanno perlopiù tra i sedici e i diciassette anni. “Molti di loro - spiegano gli esperti - dalla droga sono anche assuefatti”. E la dipendenza spesso amplia problemi psichici che non vengono dichiarati.

“Non c’è una ricerca scientifica che possa definire con precisione quante sono le persone in carcere con problemi psichiatrici”, dice chi lavora nei penitenziari. Il carcere non è posto per tossicodipendenti e malati psichici. Lo affermano in tanti. Compreso il Guardasigilli Carlo Nordio: “La parola chiave è recupero. Devono essere inseriti in strutture certificate e credibili, in comunità”. E ancora. “Sono detenuti che hanno commesso reati minori che hanno una relazione con la condizione di tossicodipendenza o alcol dipendenza: scippi, furti, piccole rapine, violazioni di domicilio”.

Ma i centri sono pochi e con posti limitati. E sì, gli psicologi, psichiatri, educatori sono presenti, ma il numero non è sufficiente. E dal ministero della Giustizia spiegano di aver stanziato, attraverso la Cassa delle Ammende, “5 milioni e mezzo di euro per aumentare gli interventi degli esperti psicologi negli istituti penitenziari” e 800 mila euro per rafforzare la presenza di mediatori culturali. “Ci troviamo di fronte a problematiche che possiamo definire croniche e che da tempo affliggono il sistema carcerario italiano, come ad esempio quello della carenza di personale”, spiega l’avvocata Irma Conti, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Che coordina un gruppo di lavoro di “massimi esperti”, istituito presso l’autorità, per “affrontare proprio le situazioni di disagio nelle carceri”.

Adolescenti e adulti fragili che dietro le sbarre diventano ancora più deboli. E lo raccontano i dati sui suicidi e gli atti di autolesionismo. Cinquantatré le persone che si sono tolte la vita in cella da inizio anno: cinque nei primi cinque giorni di detenzione, otto dopo circa un mese. Dieci detenuti, poi, il suicidio l’avevano già tentato. Erano sotto sorveglianza. Detenuti “fragili”, senza una casa stabile, senza affetti, senza lavoro, senza istruzione. Tutti aspetti, si legge nel report del garante dei detenuti, che “accentuano sentimenti di solitudine, abbandono e disperazione”.

La droga, la fragilità della mente, fanno il resto. Faro sui numerosi eventi di autolesionismo. “Sono espressione di un disagio e dimostrano come sia necessario incentivare l’offerta trattamentale e sanitaria, migliorare le condizioni generali, incrementare la capacità di intercettare le situazioni critiche. È. necessario inoltre ripensare la fase di accoglienza e potenziare le relazioni di ascolto”, sottolinea la garante nazionale dei detenuti. Al 31 luglio 2025 sono stati 7.486 i detenuti che si sono feriti con lamette realizzate con oggetti di fortuna. Di questi il 9,3% è avvenuto nel carcere San Vittore di Milano, tra i penitenziari più sovraffollati d’Italia.

Problemi che si intrecciano. E la garante sottolinea il divario di assistenza sanitaria carceraria tra Regioni e l’importanza di “un audit sanitario negli istituti con maggiore mortalità, revisione dei protocolli per le persone detenute, prossime al fine pena, soprattutto se con problemi di salute, potenziamento dell’assistenza medica per le fasce d’età a rischio”.

E ancora. “Ampliamento delle misure alternative per i detenuti con gravi patologie, maggiori investimenti nelle strutture sanitarie penitenziarie e nelle risorse dell’amministrazione peni, formazione specializzata per il personale”. Questioni di numeri. Di investimenti. Ma soprattutto di umanità.