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di Alfonso Raimo

huffingtonpost.it, 14 agosto 2024

Mentre il ministro di giustizia Carlo Nordio descrive, in un’intervista al Corriere della Sera, un piano per liberare le carceri sovraffollate d’Italia di 15-20 mila detenuti, una circolare dell’amministrazione penitenziaria avverte il personale degli istituti di pena sui rischi di “possibili tensioni” nelle carceri conseguenti alle “decisioni politiche assunte in sede di conversione del decreto legge 92/2024”. Si tratta del decreto carceri, convertito dal Parlamento mercoledì scorso. Il decreto contiene le misure volute dal governo proprio per contrastare il problema del sovraffollamento delle prigioni italiane. Ma l’amministrazione penitenziaria avverte: dopo la sua approvazione, negli istituti di pena possono scatenarsi tensioni. Basterebbe questa contraddizione a dare la cifra di quanto poco sia realizzabile il proposito del governo di decongestionare gli istituti penitenziari, dove oggi risiedono 14mila detenuti in più della capienza massima. “Fantasie, quel piano non è realistico”, dice numeri alla mano Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino.

Il ministro di Giustizia chiede un incontro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per dettagliare le principali misure ‘svuota carceri’. Una parte è già realizzata con il decreto convertito prima della pausa estiva, un’altra deve essere realizzata. Ecco le sue parole: “Abbiamo dei progetti che vogliamo illustrare al capo dello Stato. Se mettiamo assieme la possibilità per i tossicodipendenti di andare in altre strutture, con quella di far tornare nel proprio Paese i detenuti stranieri, sulla quale stiamo lavorando notte e giorno, assieme alla Farnesina, possiamo arrivare a 15-20 mila detenuti in meno. Ecco risolto il sovraffollamento”.

Nordio ha illustrato il suo progetto alla premier Giorgia Meloni, con la quale nega divergenze di vedute. E rientrerebbe in questo quadro, anche una futura modifica della normativa sulla custodia cautelare, modificando il presupposto della reiterazione del reato. “Ovviamente per i rapinatori, stupratori corrotti e autori di altri gravi reati la carcerazione preventiva rimarrà. Quello che conta è definire meglio i presupposti per la sua applicazione. Il pericolo di reiterazione del reato non può essere desunto dal rimanere in carica dell’amministratore pubblico accusato di corruzione”.

Ma i pilastri dell’intervento governativo sono due. Il primo che prevede il trasferimento di detenuti tossicodipendenti in altre strutture è contenuta nel decreto 92 già convertito. Viene istituito un albo delle strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale, che sarà gestito dal ministero della Giustizia. L’altra misura - tutta da costruire - prevede di ampliare la possibilità di trasferimento di detenuti stranieri in altri Paesi.

Ma le aspettative del ministro - che come detto parla di 15-20 mila detenuti in meno - sono in gran parte destinate ad essere disattese. Lo prova una circolare diffusa dalla stessa amministrazione penitenziaria in queste ore, e destinata ai dirigenti. Nel documento di cui Huffpost ha preso visione, sulla base della nota diffusa dal Provveditorato della Lombardia, si legge: “Attese le informazioni giunte di recente a questo provveditorato circa possibili stati di tensione fra la popolazione ristretta connessi alle decisioni politiche assunte in sede di conversione del decreto legge numero 92/2024, si invitano le SSLL a sollecitare tutto il personale rispetto alla necessità di operare con massimo scrupolo e zelo al fine di mantenere alto il livello di attenzione nello svolgimento delle attività di vigilanza ed osservazione degli Istituti penitenziari”.

Mentre Nordio ipotizza un piano svuota carceri, gli istituti penitenziari, che fanno capo al suo stesso dicastero, mettono le mani avanti e si preparano a fronteggiare stati di tensione creati dalle aspettative innescate tra i detenuti innescati dallo stesso decreto ‘svuota-carceri’. Ad aggravare il quadro, c’è anche un “vademecum”, sempre a firma dell’amministrazione penitenziaria, con cui il capo del Dap invita provveditori e dirigenti a dare “massima diffusione” delle misure più significative del decreto 92, anche con “distribuzione diretta ai detenuti e affissione negli spazi comuni”.

Una solerzia che trova forse origine nella riunione che c’è stata a inizio agosto a via Arenula - e riferita dall’ex garante dei detenuti Mauro Palma sul Manifesto, senza essere smentito - in cui il capo del Dap sollecitava le articolazioni territoriali dell’amministrazione (direttori, provveditori, comandanti) “ad andare all’interno delle sezioni per parlare, spiegare, enfatizzando le minime novità” del decreto Nordio “proponendo anche liste di associazioni e giornali ostili o amici...”.

Il vademecum diffuso negli istituti oggettivamente può alimentare aspettative destinate ad essere frustrate. Con le ovvie conseguenze sulla tenuta di persone detenute, in condizioni spesso al limite. Lascia pensare infatti che non sia necessario l’accertamento del magistrato di sorveglianza ai fini della concessione della libertà anticipata, con la pena ridotta di 45 giorni ogni semestre. Si legge: “Con l’ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura della Repubblica il ristretto conoscerà subito la riduzione della pena per la liberazione anticipata ed il fine pena complessivo, tenendo conto di tutte le riduzioni semestrali. La pena verrà ridotta di 45 giorni ogni sei mesi senza necessità di fare alcune istanza al magistrato di sorveglianza, se il ristretto parteciperà alle attività di rieducazione”.

In realtà il decreto 92 contempla un periodo di sei mesi per gli adeguamenti connessi alla nuova disciplina. Prevede inoltre che, pur senza istanza, il magistrato di sorveglianza accerti in ogni caso la sussistenza dei presupposti per la concessione della liberazione anticipata. Resta fermo che per le richieste di misure alternative alla detenzione e ad altri benefici, serve l’istanza. “Insomma, la lettura del documento affisso a una bacheca può ingenerare aspettative ottimistiche in una popolazione carceraria già provata dal sovraffollamento e dalla penuria di servizi. E il fatto stesso che il ministero veicoli un vademecum enfatico sul decreto Nordio e poi dica al personale, preparatevi perché il decreto potrebbe innescare tensioni tra i detenuti, è sintomatico dell’efficacia di questo provvedimento”, dice all’Huffpost Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino.

L’associazione continua ad agosto il viaggio-verità nelle carceri italiane, il Grande Satyagraha 2024, organizzato insieme a Camere penali, Movimento Forense e associazioni radicali. Bernardini con l’avvocato Maria Brucale Marco Sorbara del direttivo NTC e Paola Severino Melograni, sarà a ferragosto al carcere di Regina Coeli. L’associazione ad agosto visiterà 15 istituti di pena, e il 30 agosto Bernardini, Sergio D’Elia e Elisabetta Zamparutti saranno insieme al laboratorio Spes contra spem nel carcere di Opera durante il quale sarà ricordata Mariateresa di Lascia, fondatrice con D’Elia e Marco Pannella, di Nessuno tocchi Caino a trent’anni dalla sua scomparsa.

Per l’associazione è a dir poco ottimistico, al limite del fantasioso, anche il proposito del ministro Nordio di far uscire 15-20 mila detenuti in forza delle misure sulla detenzione in altre strutture per i tossicodipendenti e sul trasferimento dei detenuti stranieri. “Per quanto riguarda i tossicodipendenti, Nordio parla di strutture che non esistono. Già oggi è previsto che i detenuti possono andare a scontare la pena per condanne o residui di pena inferiori ai sei anni nelle comunità. Il problema è come sono pagate queste comunità. E poi: che tipo di comunità sono, nel senso che il rischio è che diventino delle carceri chiamate con altro nome. In attesa di conoscere l’albo non si sa neppure di cosa si parla. Devono essere luoghi di riscatto e di cura, non di contenimento. Ad oggi noi sappiamo che ce ne sono pochissime di quelle che possono seguire i detenuti con doppia diagnosi, cioè sia di dipendenza problematica che con diagnosi psichiatrica o psicologica”. Peraltro il problema dei finanziamenti nel decreto Nordio è affidato a un decreto attuativo che arriverà in futuro.

“Più che poliziotti - aggiunge Bernardini - le comunità dovrebbero avere personale medico di ogni tipo, psichiatri ed educatori, formatori. Ma questo tipo di personale non c’è ad oggi neppure nelle carceri. Insomma, sono misure molto vaghe e comunque, semmai venissero adottate in modo efficace, dovrebbero puntare al reinserimento di queste persone. Un’opera che richiede molto tempo, mentre il problema delle carceri illegali noi ce l’abbiamo oggi, anzi ce l’abbiamo da anni”. Per Nessuno tocchi Caino il governo doveva partire dalle disponibilità di organico presenti. E fare in modo che queste bastassero. Con 14mila detenuti in più a regime, e istituti di pena che arrivano ad ospitare il doppio delle persone per cui sono stati progettati, il rischio è che prevalga la logica emergenziale. “Perché non è solo un problema di spazio. Ma anche cosa fai in carcere. La percentuale di detenuti che rientra nelle sezioni avanzate dove il detenuto sta fuori la cella è una minoranza. Tutti gli altri li chiudono nelle celle, consentendo solo le ore d’aria, e così si spiegano i suicidi”.

Ancora meno realistica sembra la previsione di liberare detenuti trasferendo gli stranieri nei Paesi d’origine. “Sono anni che annunciano una misura di questo tipo senza risultati. Bisogna vedere situazione su situazione, perché parliamo di posizioni individuali. Servono gli accordi coi Paesi d’origine e devono essere d’accordo anche i detenuti. So di persone che vorrebbero tornare, ma non ce li mandano... Insomma- dice Bernardini - servono misure concrete. Non propositi”. Neppure la modifica della custodia cautelare servirebbe a ridurre significativamente la popolazione carceraria.

“Si sparano cifre a caso. I dati aggiornati al 31 luglio scorso dicono che i detenuti cosiddetti definitivi sono 45.598 pari al 74,6% del totale. I non definitivi sono 15.185 pari al 24,4%, di questi i detenuti in attesa di primo giudizio sono 8.934, mentre gli appellanti, ricorrenti, misti senza sentenza definitiva sono 6.251. Gli stranieri, che rappresentano 31,3% del totale dei detenuti, sono il 35,7% dei detenuti non definitivi. Nel 2014 (dieci anni fa), i detenuti non definitivi erano il 35,2%: sono pertanto scesi di quasi 10 punti percentuali. Nel 2011, i detenuti non definitivi erano il 42%. Quindi c’è stato un calo sensibile. A questo va aggiunta anche una considerazione sul diritto di difesa. Le persone più emarginate, seguite spesso da avvocati d’ufficio, sembrano nella maggior parte dei casi escluse”.

Per svuotare le carceri serve un intervento immediato. Per questo Nessuno tocchi Caino con Roberto Giachetti chiedeva una misura deflattiva, come la libertà anticipata speciale, che innalzasse a 75 giorni per semestre lo sconto di pena passato, e portasse da 45 a 60 giorni per semestre quello ordinamentale. “L’ultima ministra che ha applicato una misura di questo tipo è stata Annamaria Cancellieri nel 2013 - spiega Bernardini - Ha liberato 6mila detenuti”.