di Massimiliano Nerozzi
Corriere della Sera, 18 novembre 2020
C'è il rischio di vedere "scarcerati pericolosi imputati", scrive il Procuratore di Torino Anna Maria Loreto in una lettera al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e all'antimafia. Motivo: il contagio da Covid di alcuni imputati, che fanno saltare i processi: "È un problema serissimo".
Eventuale effetto del contagio da Covid, durante i processi, compresi quelli alla criminalità organizzata: "Possibilità di scarcerazione di pericolosi imputati", per scadenza dei termini di custodia cautelare, riassume in una nota il Procuratore di Torino, Anna Maria Loreto.
"Un problema che esiste, ed è serissimo", sottolinea lei che, da anni, coordina anche la Direzione distrettuale antimafia (Dda). Per questo, spiega, ha scritto "una nota per informare il Procuratore nazionale antimafia, il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), nonché il Procuratore generale di Torino" dei problemi emersi, "e che possono avere portata di carattere generale in ogni sede d'Italia". Ovvero: "Incidere negativamente sui termini di fase della custodia cautelare". Rischiando di rilasciare presunti boss, in attesa di giudizio. Dopodiché, è ovvio che bisogna pur sempre coniugare "le esigenze di prevenzione con quella della salute degli stessi imputati e degli operatori penitenziari".
Tutto inizia giovedì scorso, nell'aula bunker delle Vallette, davanti al tribunale di Asti - presidente il giudice Alberto Giannone - dove si sta svolgendo il processo "Carminius-fenice", sulle infiltrazioni della 'ndrangheta e sull'ipotesi di voto di scambio politico-mafioso. Dal carcere arriva la comunicazione che uno degli imputati è positivo al Covid, anche se asintomatico: ergo, legittimo impedimento chiesto dal difensore e processo rinviato di un mese, al 16 dicembre.
Va da sé, la sospensione dei termini - di prescrizione e di custodia cautelare - vale per quella persona, non per tutti gli altri coimputati. Un bel problema, per il quale Loreto si è rivolta alle altre istituzioni: "Perché se ne facciano interpreti ai vari livelli di decisione, anche con proposte che, se necessario, potranno essere anche di carattere normativo". Che potrebbe essere una strada - del resto durante il primo lockdown ci fu la sospensione dei termini - ma non di banale e semplice attuazione: si interviene pur sempre sulla libertà delle persone. Una soluzione l'offrirebbe già il codice, con l'eventuale stralcio della posizione, ma in processi con decine di imputati non è percorribile.
Il problema rischia però di ripresentarsi subito, con il processo "Barbarossa" (ad Asti, sempre su la 'ndrangheta), visto che pure qui un imputato, detenuto nella medesima ala delle Vallette, è risultato contagiato. Stesso rischio per l'udienza preliminare (il 30 novembre) di "Cerbero", la maxi inchiesta dei pm della Dda Monica Abbatecola e Paolo Toso, che vede quasi 80 imputati.
Riassume il Procuratore: "Quello che si rivela come un formidabile ostacolo alla celere trattazione e definizione di processi per gravi fatti di reato collegati all'azione della criminalità organizzata (e non solo) è la necessità di applicare rigorosi protocolli sanitari che sono diretta conseguenza delle linee nazionali in tema di prevenzione e precauzione sanitaria e ai quali non è consentito derogare, neppure da parte del vertice del Dap".
Però: "Il problema esiste, si pone ed è serissimo". Da affrontare, appunto: "Con adeguati strumenti, di carattere normativo, di vario possibile rango", per regolare gli effetti del Covid, e dei relativi rinvii. Motivo: "Non vanificare un lavoro giudiziario che, avendo come obiettivo la decisione finale del giudice, deve procedere, nonostante la gravissima situazione epidemiologica, in tempi ragionevoli", ma sempre "in condizioni di sicurezza sanitaria, per tutti i protagonisti".
Detto tutto ciò, rimangono le carenze strutturali e organizzative di ministero e amministrazioni. Per dire, un giorno, per mancanza di personale, il giudice Giannone e i colleghi avrebbero dovuto fare da centralisti, per consentire le comunicazioni tra difensori e detenuti. Un grande classico italiano.











