di Michela Allegri
Il Messaggero, 28 dicembre 2019
Lo scopo della proposta di legge presentata in Parlamento dal Partito democratico è mitigare ad un livello "fisiologico" l'interruzione dei i termini di prescrizione, prevista dal governo a partire dall'inizio del 2020. Una novità introdotta dalla legge Spazza-corrotti e fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, ma che ha diviso gli addetti ai lavori.
Secondo i detrattori, infatti, la riforma della prescrizione, così come è stata pensata, non solo non snellirebbe i tempi della giustizia, con processi d'appello che rischierebbero di diventare molto più lunghi, ma metterebbe anche a dura prova gli uffici giudiziari, a rischio collasso.
La prescrizione è quell'istituto giuridico che prevede l'estinzione di un reato, e quindi comporta che il processo penale che lo riguarda abbia fine "decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e, comunque, un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione". Questo significa che, trascorso un certo periodo di tempo, il reato non possa più essere perseguito, perché non sarebbe più nell'interesse della comunità portare avanti il procedimento, oppure non ci sono più le condizioni per farlo.
Fanno però eccezione i reati più gravi, in particolare quelli per i quali è prevista la pena dell'ergastolo. L'assetto attuale prevede che, dopo la sentenza di condanna di primo grado, il calcolo dei tempi per arrivare alla prescrizione venga sospeso per 18 mesi durante il giudizio di appello e per altri 18 mesi durante il processo per Cassazione.
In caso di condanna in primo grado e assoluzione in appello, i tempi di prescrizione tornano ad essere calcolati, senza tenere conto dello stop. Tutto questo cambia: in base a quanto previsto dalla legge Spazza-corrotti, dal primo gennaio 2020 il corso della prescrizione viene sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado.
Questo accadrà sia in caso di condanna che di assoluzione. Questo significa che dopo la sentenza di primo grado un imputato non possa più uscire prescritto dal processo. I dem propongono invece una sospensione dei tempi di prescrizione di due anni per l'appello e di un anno dopo la Cassazione, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c'è il rinnovo dell'istruzione dibattimentale, per un totale di tre anni e sei mesi. Dopo il primo grado, e solo in caso di condanna, la prescrizione si fermerebbe, ma non per sempre. Una proposta che il Pd motiva sottolineando il fatto che è in appello che oggi si prescrive il maggior numero dei reati.










