di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 27 gennaio 2025
Le accuse contro il generale libico: “Anche 22 violentati, tra cui un bambino”. Le vittime incarcerate perché cristiani, atei o omosessuali. L’Anm: “Libero a causa dell’inerzia del ministro Nordio”. Nel carcere di Mittiga (Tripoli), diretto da Osama Njeem Almasri, dal febbraio 2015 sono stati uccisi almeno 34 detenuti e 22 persone, compreso un bimbo di 5 anni, hanno subito violenze sessuali dalle guardie. È quanto si legge nel dispositivo della pre-trial Chamber della Corte penale internazionale che lo scorso 18 gennaio ha notificato - a maggioranza - il mandato di arresto per il generale libico bloccato in Italia il 19 e poi scarcerato. Njeem, secondo i giudici dell’Aja, “ha picchiato, torturato, sparato, aggredito sessualmente e ucciso personalmente detenuti, nonché ha ordinato alle guardie di picchiarli e torturarli”.
Il mandato di cattura della Corte contro il generale (il cui nome completo è Osama Njeem Almasri dice testualmente: “La Camera ha ritenuto che i crimini...sono stati commessi personalmente dal signor Njeem, su suo ordine o con la sua assistenza da membri delle Forze di deterrenza speciali. I crimini hanno avuto luogo contro persone incarcerate per motivi religiosi (come essere cristiani o atei); per le loro presunte violazioni dell’ideologia religiosa (ad esempio, sospettate di “comportamento immorale” e omosessualità); per il loro presunto sostegno o affiliazione ad altri gruppi armati; a scopo di coercizione; o una combinazione di questi”.
Il documento precisa che il mandato di cattura è stato emesso il 18 gennaio scorso e “comunicato a sei stati parte tra cui la Repubblica italiana. La richiesta della Corte è stata trasmessa attraverso i canali designati da ciascuno Stato ed è stata preceduta da una consultazione preventiva e da un coordinamento con ciascuno Stato per garantire l’adeguata ricezione e l’ulteriore attuazione della richiesta della Corte. La Corte ha inoltre trasmesso informazioni in tempo reale indicanti la possibile ubicazione e i possibili spostamenti del sospettato”.
A Mittiga almeno 5.140 persone sono state incarcerate tra febbraio 2015 e marzo 2024, rileva la Corte. Gli agenti del carcere-lager hanno sottoposto i detenuti a “interrogazioni brutali e torture”. La violenza è stata esercitata a colpi di bastoni, pugni, colpi d’arma da fuoco, elettrocuzione, confino in cubi di metallo. Secondo il materiale a disposizione della Camera, almeno quattro detenuti sono morti a causa di colpi di arma da fuoco; almeno 12 a causa di comportamenti equiparabili a tortura; circa 16 a seguito della mancanza di cure mediche adeguate. La maggioranza dei giudici “trova ragionevoli motivi per ritenere che il signor Njeem ha compiuto, come autore diretto o avendo incaricato altri di farlo, i seguenti atti nei confronti dei detenuti della prigione di Mitiga: percosse e ordine ai detenuti di picchiare altre persone detenute; tortura; sparatoria; aggressione sessuale”.
I giudici della Cpi non nascondono il loro disappunto per l’esito della vicenda: “Il 21 gennaio 2025, senza preavviso o consultazione con la Corte, il signor Osama Njeem sarebbe stato rilasciato dalla custodia e riportato in Libia. La Corte sta cercando, e deve ancora ottenere, una verifica dalle autorità sui passi presumibilmente intrapresi. La Corte ricorda il dovere di tutti gli Stati Parti di cooperare pienamente con la Corte nelle sue indagini e nei suoi procedimenti penali in materia di reati.
Proprio la vicenda di Almasri continua ad alimentare lo scontro tra giustizia e politica. “Il generale libico è stato liberato per inerzia del ministro della Giustizia Nordio che avrebbe potuto - perché notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio - e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare” dice l’Anm in una nota. Parole in contrasto con le affermazioni di Giorgia Meloni, secondo la quale il ricercato era stato liberato per decisione della magistratura.










