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di Francesco Grignetti

La Stampa, 13 ottobre 2026

Deciso lo spostamento di 750 ergastolani al regime di carcere duro. La storia dei tanti permessi premio concessi dalla magistratura di Sorveglianza ai mafiosi, persino a quelli del 41bis il regime duro che dovrebbe recidere i contatti con l’esterno coglie di sorpresa i politici. E sono sinceramente sorpresi perché la mafia è scomparsa dai loro radar. È sorpresa persino la commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, fedelissima di Giorgia Meloni, dove si è dedicata grande energia a discutere e analizzare soprattutto quel che accadde tra Palermo e Roma nel lontano 1992 quando furono uccisi Falcone e Borsellino.

Si sono accapigliati pro o contro il generale Mario Mori, pro o contro i magistrati che erano in servizio all’epoca a Palermo, pro o contro il senatore Roberto Scarpinato, M5S, già procuratore generale nel capoluogo della Sicilia. Poco o nulla, invece, su come vanno davvero le cose nella mafia e nelle carceri. Eppure i segnali d’allarme erano giunti. E la presidente Colosimo nel luglio 2025 aveva presentato una sua proposta di legge per mettere rimedio ad un andazzo che pure era stato notato. Ma si trattò di una proposta di legge controfirmata solo da quelli di FdI e con tanta, troppa discrezione. Risulta depositata in commissione Giustizia alla Camera senza che gli sia stato dedicato una sola ora di discussione, né che sia stata affidata a un relatore. Un messaggio in bottiglia.

Qualcuno ricorderà il primissimo decreto di Giorgia Meloni sui rave che generò Meloni sui rave che generò Tante polemiche. Ebbene, conteneva anche le nuove regole per frenare i permessi premio ai mafiosi del 41bis:si stabilì che il magistrato di sorveglianza, prima di dare i permessi come discende da sentenze della Corte costituzionale, della Corte Europea, della Cassazione dovesse avere la prova che i contatti con l’esterno erano stati interrotti. Tutto qui.

E da allora, silenzio assoluto sul tema. I nodi, invece, non erano affatto sciolti. Era il maggio2025 quando il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo disse che “le indagini rivelano che dal carcere vengono dirette e gestite le attività criminali che si svolgono all’esterno”. Si associò Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli. Era il luglio scorso, poi, quando il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia denunciò: “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere”.

Carceri fuori controllo? I lmagistrato si riferiva al circuito dell’Alta sicurezza, un gradino sotto il 41bis, ma apriti cielo. La maggioranza di centrodestra gli si scagliò contro a tutti i livelli. Il più aspro fu forse il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “È De Lucia disse il Guardasigilli che ha perso il controllo di sé stesso”.

Eppure il problema esisteva ed esiste. Con i numeri attuali, sia dei tanti detenuti, sia dei pochi agenti della polizia penitenziaria, il carcere è diventato “poroso”. Le comunicazioni non sono affatto recise. I boss continuano a comandare sull’esterno. Qualche settimana fa, i parlamentari del M5S hanno presentato un’interrogazione su certi pizzini di Leoluca Bagarella che sarebbero usciti dal carcere di Sassari, attraverso il passamano da detenuto a detenuto.

E i permessi premio sono la ciliegina sulla torta. Il problema è talmente esplosivo che è in corso una grandiosa quanto silenziosa ristrutturazione delle carceri. Anziché sezioni particolari nell’ambito di dodici carceri, si è deciso di rinchiudere i circa 750 ergastolani del carcere duro in sette carceri speciali e di sottoporli a reparti di élite della polizia penitenziaria. Tre di queste sono in Sardegna, a Nuoro, Sassari e Cagliari. Un altro è a Vigevano, in provincia di Pavia. E non è finita qui. Nel frattempo è arrivata una stretta per i detenuti dell’Alta sicurezza, che sono molti di più rispetti a quelli del 41bis. I progetti per schermare le carceri e impedire la connessione ai cellulari però stentano a decollare e la materia è tutta secretata.