di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 18 aprile 2015
Molti miei compagni saranno probabilmente "deportati" e gettati, "come spazzatura umana", in altri carceri perché nel carcere di Padova sarà chiusa la sezione di "Alta Sicurezza". Mi ha colpito la loro poca voglia di lottare e penso che l'Assassino dei Sogni lo fa apposta, perché più un prigioniero è messo male e meno problemi produce. Probabilmente sanno che se tu metti una persona nella condizione di poter solo sopravvivere è difficile che poi possa pensare a qualche cos'altro. (Diario di un ergastolano: carmelomusumeci.com).
La redazione di Ristretti Orizzonti da anni, fin dalla sua nascita, fa un giornalismo vero, rigoroso e scomodo tra le sbarre. E con la minaccia della chiusura della sezione di Alta Sicurezza del carcere di Padova, la redazione ha deciso di iniziare una inchiesta dal basso sui vari gironi "infernali" che esistono nelle nostre "Patrie Galere" e che non sempre i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario governano con sensibilità, umanità e rispetto della legalità. In Italia esistono sostanzialmente tre gironi più o meno "infernali", il cosiddetto carcere duro (o se preferite il regime di tortura del 41 bis dell'Ordinamento penitenziario), il circuito di "Media Sicurezza" e quello di mezzo dell'Alta Sicurezza (diviso in AS1, AS2 e AS3). Sembra incredibile, ma essere declassificato dal circuito di "Alta Sicurezza" è molto più difficile e complicato che uscire dal regime di tortura del 41 bis.
Chiunque è ristretto nelle Sezioni di Alta Sicurezza (ex Elevato Indice di Vigilanza ed ex braccetti della morte) non riceve alcuna comunicazione sulla riduzione dei diritti del normale trattamento. Ma questa locazione pone sostanzialmente limitazioni nel partecipare al programma di riabilitazione. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) si giustifica dicendo che le Sezioni di "Alta Sicurezza" sono appropriate alla personalità del detenuto e che non c'è alcuna lesione e riduzione dei diritti e delle regole trattamentali. Quest'affermazione a mio parere, più che una bugia mi sembra una cattiveria, perché in questi circuiti e all'interno di queste Sezioni diventa più difficile, per non dire impossibile, promuovere il lavoro di reinserimento delle persone detenute e sviluppare a questo scopo un insegnamento e una formazione, il che è in netta contraddizione con la funzione di reinserimento o di riabilitazione della pena (questo succede un po' meno nel carcere di Padova, ed è il motivo per cui riteniamo ingiusti questi trasferimenti che spezzano le cose buone che sono state fatte alla Reclusione di Padova, e che non esistono in altre sezioni AS).
Ci sono però delle domande a cui vorremmo avere risposte serie:
l'Amministrazione Penitenziaria, assegnando il detenuto alla Sezione di Alta Sicurezza, non adotta comunque un provvedimento non formale di sottoposizione al regime di sorveglianza particolare ex-art. 14bis (e come tale reclamabile), aggirando quindi le prescrizioni normative relative alla possibilità d'impugnativa, nell'intento di mantenere la Magistratura di Sorveglianza al di fuori delle tematiche inerenti l'assegnazione nei circuiti di "Alta Sicurezza"?
Non è forse vero che il circuito detentivo di "Alta Sicurezza" non è previsto dalla legge, ma da una circolare ministeriale che finisce spesso per scavalcare le leggi e i regolamenti.? L'assegnazione restrittiva in Alta Sicurezza non viene infatti né comunicata né motivata. Non è preso in considerazione il comportamento soggettivo.
E il soggiorno nelle sezioni di Alta Sicurezza opera senza possibilità di limitazioni temporali, ci sono detenuti allocati in queste sezioni (cambiano i nomi, ma non le caratteristiche del circuito) da decenni perché non viene mai rispettato quanto previsto dall'art. 32 comma 2 del D.P.R., 30 giugno 2000 n. 230: "La permanenza viene verificata semestralmente". Praticamente sono molteplici e non agevolmente enumerabili le limitazioni incluse nella sottoposizione al circuito di Alta Sicurezza: dall'esclusione del possesso d'oggetti d'uso comune; sino a limitazioni concernenti trattamento, difficoltà e limitazioni maggiori al diritto allo studio, alle mansioni lavorative ottenibili e alla partecipazione alle commissioni, per non parlare della mancanza della territorialità della pena e del marchio di pericolosità che questa assegnazione comporta.
Che altro aggiungere? Dei miei ventiquattro anni di carcere ne ho passati cinque sottoposto al regime di tortura del 41 bis, diciotto in circuiti di "Alta Sorveglianza" (in passato si chiamava "Elevato Indice di Vigilanza") e adesso da un anno mi trovo in "Media Sicurezza".
E quando ci penso provo tanta amarezza (e pena) perché l'Amministrazione Penitenziaria mi ha fatto inutilmente soffrire, a me e ai miei familiari, per due decenni, tenendomi detenuto per tanto tempo con una vivibilità ridotta e probabilmente illegale. Motivandola solo con una presunta pericolosità pregiudiziale inesistente e datata. Come sta accadendo a tanti miei ex compagni ancora assegnati, senza nessuna seria verifica temporale, nei gironi infernali dell'Alta Sicurezza.










