di Angela Stella
L’Unità, 15 maggio 2026
Cinque detenuti sono morti suicidi in meno di 48 ore, il primo presso l’ospedale di Cagliari l’11 sera, dov’era stato ricoverato 2 giorni prima per aver tentato l’impiccamento nel carcere del capoluogo sardo, il secondo tre giorni fa presso la Casa Circondariale di Modena, il terzo, il quarto e il quinto, in questa tragica classifica, due giorni fa nei penitenziari di Spoleto, Milano San Vittore e Lecce. Sale così a 24 il numero dei ristretti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, cui bisogna aggiungere 2 operatori.
Ad aggiornare il numero sul muro della vergogna è Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, che commenta: “Una spirale di morte inconcepibile in un paese civile. Del resto, le prigioni con 64.550 ristretti presenti a fronte di 46.339 posti disponibili e di 20mila agenti mancanti al fabbisogno della Polizia penitenziaria continuano a versare in gravissima emergenza che non può essere affrontata con misure ordinarie, ma che necessita di provvedimenti e investimenti straordinari”. Con i nuovi dati sul sovraffollamento, in particolare rispetto ai posti realmente disponibili a differenza di quelli teoricamente regolamentari inseriti nelle statistiche del Ministero della Giustizia, l’overcrowding sfiora il 140 per cento.
Peraltro, prosegue De Fazio, “sebbene il maggiore ricorso alle misure alternative e a percorsi differenziati a seconda della pericolosità sociale, la pena da scontare e l’opportunità di aderire a programmi di recupero per alcol-tossicodipendenti, annunciato dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sia indubbiamente auspicabile e possa aiutare, di certo non pare possa incidere in maniera risolutiva sull’attuale indice di sovraffollamento”.
A tal proposito, come anticipato già ieri, giovedì è prevista a Via Arenula la conferenza stampa di presentazione del “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”. Ma quanto può essere urticante che nel comunicato stampa si precisi che “il provvedimento non prevede sconti di pena o liberazioni anticipate allargate”: il governo ha perso ormai la sfida referendaria, perché ancora usare stratagemmi linguistici per non urtare gli elettori forcaioli? Si guarda già alla campagna elettorale del 2027?











