di Francesco De Felice
Il Dubbio, 4 agosto 2026
Due detenuti morti in poche ore che, secondo i primi accertamenti, si sarebbero tolti la vita. Due episodi diversi, avvenuti negli istituti penitenziari di Teramo e Barcellona Pozzo di Gotto, che riportano ancora una volta al centro dell’attenzione le condizioni delle carceri italiane, alle prese con un sovraffollamento ormai strutturale, un numero elevato di suicidi e una Polizia penitenziaria costretta a operare in condizioni di forte difficoltà. Sulle due morti sono state aperte altrettante inchieste da parte dell’autorità giudiziaria, che dovrà ricostruire le circostanze dei decessi e verificare eventuali responsabilità. A Teramo, nel carcere di Castrogno, un detenuto egiziano di 48 anni, ristretto da alcuni mesi nella struttura dopo essere stato trasferito da un istituto di Roma, è stato trovato senza vita nella propria cella. A riferire dell’accaduto è il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
Secondo una prima ricostruzione fornita dal sindacato, il detenuto sarebbe stato colpito da un arresto cardiaco, verosimilmente conseguente all’inalazione di gas contenuto in alcune bombolette da campeggio. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli accertamenti medico-legali. L’autopsia è stata fissata per domani, 4 agosto, alle 15, all’ospedale di Teramo e potrà fornire elementi utili a stabilire con precisione le cause del decesso.
Un’altra tragedia si è consumata nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, dove un detenuto di 33 anni è stato trovato morto nella sua cella. In questo caso, secondo i primi riscontri investigativi, l’uomo si sarebbe tolto la vita impiccandosi. Anche su questa vicenda la Procura ha aperto un’indagine. I familiari del giovane, assistiti dall’avvocato Gaetano Pino, hanno chiesto l’acquisizione della documentazione utile a ricostruire quanto accaduto, comprese le cartelle cliniche e le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dell’istituto. Anche in questo caso sarà l’autopsia a chiarire definitivamente le cause della morte.
Questi ultimi due episodi si inseriscono in un quadro nazionale particolarmente preoccupante. I dati più aggiornati del ministero della Giustizia, ricavati dalle schede di trasparenza dei singoli istituti e aggiornati al 24 luglio, indicano 64.645 detenuti a fronte di 51.183 posti regolamentari. Ma il dato formale non restituisce interamente la realtà degli istituti penitenziari. Dei posti teoricamente disponibili, infatti, 4.941 non sono effettivamente utilizzabili perché riferiti a sezioni chiuse per lavori o a reparti dichiarati inagibili. I posti realmente disponibili scendono così a 46.242 e il tasso di sovraffollamento effettivo arriva al 139,8 per cento.
Una situazione che presenta punte ancora più critiche in numerosi istituti. Sono 75 le carceri che superano il 150 per cento di presenze rispetto alla capienza effettivamente utilizzabile e sette quelle oltre il 200 per cento. Tra i casi più critici figurano Lucca, con un tasso del 243 per cento, San Vittore al 223, Foggia al 218 e Latina al 210 per cento. Su 189 istituti penitenziari, appena 28 restano entro i posti effettivamente disponibili.
Numeri che contribuiscono a delineare una condizione carceraria nella quale il sovraffollamento si intreccia con la qualità della detenzione e con il disagio psicologico dei reclusi. Oltre il 60 per cento dei detenuti trascorre in cella quasi l’intera giornata. In questo contesto, il tema dei suicidi assume una dimensione drammatica: nel 2025 sono stati 82 i detenuti che si sono tolti la vita. Nel 2026 i suicidi già registrati sono 36, ai quali vanno aggiunti questi ultimi due, una volta accertata la causa della morte.
È proprio il rapporto tra sovraffollamento, condizioni di custodia e suicidi a rappresentare uno degli aspetti più delicati dell’emergenza. A sottolinearlo sono i deputati di Forza Italia componenti della Commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, Davide Bellomo, Tommaso Calderone e Pietro Pittalis, che hanno annunciato il deposito della richiesta di un’indagine conoscitiva sul sistema carcerario italiano.
L’obiettivo, spiegano, è acquisire e valutare in modo organico i dati sul sovraffollamento, sullo stato di avanzamento dell’edilizia penitenziaria, sulle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria, sulle modalità di esecuzione della pena e sull’effettiva applicazione delle norme in materia di sicurezza. Secondo i parlamentari, la situazione attuale rischia di entrare in conflitto con il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e di non essere conforme alle indicazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti.
Il sovraffollamento, inoltre, non incide soltanto sulla vita dei detenuti, ma si ripercuote direttamente sulle condizioni di lavoro degli agenti. Gli istituti devono infatti essere gestiti con organici spesso insufficienti e in un contesto caratterizzato da tensioni, aggressioni e situazioni di emergenza. Nel 2025, secondo i dati richiamati da Forza Italia, sono state circa 1.900 le aggressioni subite dagli operatori della Polizia penitenziaria.
Un quadro che trova conferma anche negli episodi di violenza che si verificano all’interno degli istituti in tutta a penisola, compresi gli istituti minorili. L’ultimo caso, particolarmente grave, si è registrato nel carcere di Benevento, dove un gruppo di detenuti di una sezione a media sicurezza ha prima tentato una sorta di spedizione punitiva contro un altro recluso, con il quale poche ore prima era avvenuto uno scontro, e successivamente ha assediato e devastato i locali della sezione. È stato attivato il piano operativo regionale e, dopo ore di forte tensione, l’ordine è stato ristabilito anche grazie all’intervento di operatori provenienti da altri istituti campani e al contributo del “Negoziatore”, senza che fosse necessario ricorrere all’uso della forza.
Per Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria, quanto avvenuto a Benevento dimostra la necessità di rivedere i protocolli operativi e, in particolare, le procedure per l’impiego del Gruppo di Intervento Operativo e delle sue articolazioni regionali. Nel carcere sannita, ricorda il sindacalista, sono presenti 366 detenuti a fronte di 247 posti, con un tasso di sovraffollamento del 148 per cento, mentre alla Polizia penitenziaria mancano 155 agenti rispetto al fabbisogno, pari al 41 per cento. Secondo De Fazio, nelle situazioni di emergenza le procedure attualmente previste rischiano di essere troppo lunghe e burocratiche. Un paradosso, sostiene, che può verificarsi anche quando operatori del Gruppo di intervento sono già disponibili sul posto, ma vengono attivati prima i piani regionali con l’invio di personale da altri istituti. Una situazione che, oltre a rallentare gli interventi, aumenta i costi e il rischio per gli operatori e per gli stessi detenuti. Per De Fazio, non è accettabile che, di fronte a situazioni di forte criticità, si debbano attendere ore prima di utilizzare personale adeguatamente formato e immediatamente disponibile.










