di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 14 febbraio 2025
In assenza di interventi strutturali occorre, secondo la coordinatrice nazionale dei Magistrati di Sorveglianza, procedere con soluzioni temporanee individuabili dalle direzioni degli istituti. Monica Amirante, presidente del tribunale di sorveglianza di Salerno, è la coordinatrice nazionale dei magistrati di sorveglianza, un segmento della magistratura (230 circa) tra quelli più sotto pressione ed esposti alle polemiche per le possibili ricadute delle decisioni prese ogni giorno sul trattamento dei detenuti.
Dopo le prime pronunce che riconoscono ai detenuti il diritto all’affettività è prevedibile un aumento significativo delle richieste?
Sì, più forte sarà la comunicazione più estese saranno le domande per vedere riconosciuto un diritto che del resto è stato riconosciuto poco più di un anno fa dalla Corte costituzionale, e poche settimane fa, dalla Cassazione. Ma va ricordato che si tratta di un diritto che è parte costitutiva degli ordinamenti penitenziari di molti altri Paesi, non solo europei.
Ecco, dalla sentenza della Consulta è trascorso più di un anno, eppure nulla è stato fatto dal ministero della Giustizia per darvi esecuzione. Ora a muoversi sono i singoli magistrati di sorveglianza in una funzione quasi di supplenza. Non è grave?
Certo. Pochi mesi fa abbiamo scritto al ministero della Giustizia sottolineando la criticità della situazione attuale. La sentenza della Corte costituzionale, che riconosce il diritto delle persone detenute all’espressione di una normale affettività con il partner, in assenza di ragioni di sicurezza che la impediscono, è totalmente inapplicata. Da quanto risulta in nessun istituto penitenziario sono stati individuati tempi e modi per dare anche solo le prime risposte a queste richieste, coerenti con la funzione rieducativa della pena. Sull’attività del tavolo costituito al ministero poco sappiamo.
Difficile però pensare che in condizioni di vita troppo spesso drammatiche, certificate dal numero crescente di suicidi, si possano individuare spazi per incontri in condizioni di assoluta riservatezza...
Questo è senz’altro vero, tuttavia non può fondare l’assenza di qualsiasi intervento. Anche nei programmi attuali predisposti dai diversi Provveditorati (le articolazioni nelle Regioni del ministero della Giustizia, ndr) non si trova traccia di un minimo livello di attenzione sul punto. Poi è chiaro che le condizioni di Poggioreale non sono quelle di istituti di dimensione minore.
Meglio sarebbe allora una gradualità nell’applicazione allora?
Ma la stessa Corte costituzionale ne era consapevole ed emerge dalla sentenza di gennaio 2024. E del resto anche questi ultimi interventi dei colleghi mettono proprio in evidenza come, in assenza di misure strutturali, è però possibile procedere comunque, anche con soluzioni temporanee che le direzioni degli istituti potranno individuare.











