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di Daniela De Robert*


Il Manifesto, 28 maggio 2021

 

L'idea di base della sua storia è che il rispetto dei diritti delle persone non è delegabile, coinvolge ognuno di noi e unendo le forze può diventare movimento globale. Sono due gli elementi che caratterizzano l'impegno e l'azione di Amnesty International, due aspetti che sono al cuore della sua filosofia.

Il primo, ovviamente, è la centralità dei diritti umani, quei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale delle Nazioni Unite, adottata a Parigi il 10 dicembre del 1948, all'indomani della Seconda guerra mondiale sull'onda di quel "mai più" riferito alle violenze, discriminazioni e orrori da cui uscivano i Paesi coinvolti. Si tratta di un obiettivo segnato negli anni da tappe significative, non solo in termini di vite salvate o tornate alla libertà e alla dignità - oltre 50 mila secondo Amnesty ma anche rispetto a conquiste collettive a tutela di tutti.

Basti pensare alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 o all'istituzione ne11998 della Corte penale internazionale e, ancora, ai tanti Paesi che hanno abolito la pena di morte dal loro ordinamento o ne hanno sospeso le esecuzioni. Conquiste realizzate, certamente, anche con il contributo di altri. Il secondo aspetto riguarda il coinvolgimento di tutti, della società civile in primo luogo, di ogni donna e di ogni uomo.

Perché "ogni ingiustizia ci riguarda", come dice uno slogan di Amnesty: da quelle prime lettere inviate nel 1961 per chiedere la liberazione dei due studenti portoghesi imprigionati per aver brindato alla libertà, alle campagne mondiali portate avanti negli anni e ancora oggi, come quella per la liberazione di Patrick Zaki, per il contrasto all'hate speech offline, per la liberazione dei giornalisti turchi incarcerati. L'idea di base è che il rispetto dei diritti delle persone non può essere delegato ad altri, ma coinvolge ognuno di noi e unendo le forze la società civile può diventare un elemento di cambiamento importante.

Insomma, i cittadini di ogni parte del mondo che si assumono in prima persona l'impegno di pretendere il rispetto della libertà e della dignità di tutti possono diventare un movimento globale capace di ottenere anche ciò che sembra impossibile raggiungere. Ma c'è un aspetto che deriva dai primi due e che contribuisce al cambiamento globale.

Ed è la diffusione di una cultura dei diritti. Perché la democrazia, la libertà e i diritti non sono conquistati una volta per tutte. Essi rappresentano un patrimonio da tutelare, rafforzare e consegnare alle generazioni future. Lo vediamo anche oggi in un momento in cui principi come quelli dell'uguaglianza tra persone e popoli o della solidarietà, su cui è nata la stessa Unione europea, vacillano. In cui il linguaggio dell'esclusione e dell'odio trova anche nel discorso pubblico uno spazio che non aveva mai avuto.

In cui in nome della 'sicurezza' della collettività si ritiene poter giustificare la privazione dei diritti di alcuni. Si pensi al recente contrasto alle detenzioni domiciliari concesse per consentire al sistema penitenziario di fare fronte alle esigenze di prevenzione del contagio da Covid-19 negli istituti penitenziari. La nascita e la storia di Amnesty International ricordano quella di un'altra associazione, l'Apt, l'Associazione per la prevenzione della tortura fondata da Jean-Jacques Gautier. Anche in questo caso, tutto è nato da un articolo pubblicato nel 1976 in cui Gautier proponeva la prevenzione come arma contro la tortura, affiancando al classico modello sanzionatorio un approccio preventivo.

L'idea di istituire degli organismi che conducano visite regolari nei luoghi di privazione della libertà, al fine di intercettare preventivamente fattori di rischio che possono degenerare in forme di maltrattamenti o tortura, ha trovato applicazione nove anni dopo quando il Consiglio d'Europa istituisce nel 1987 il Comitato per la prevenzione della tortura che agisce proprio in questo modo, avendo potere di accesso a luoghi, persone e documentazione di tutte le situazioni di privazione della libertà. Successivamente, analoghi organismi sono stati previsti dalle Nazioni Unite sia a livello internazionale che a livello nazionale. Per l'Italia è il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

 

*Ufficio del Garante nazionale dei Diritti dei detenuti