di Ornella Favero*
Il Riformista, 27 luglio 2024
Quando gli studenti hanno più fiducia nei cittadini del ministro Nordio L’amnistia “rappresenta un fallimento dello Stato e verrebbe negativamente compresa dai cittadini”. Parole del ministro Nordio, che non ha molta fiducia nell’intelligenza dei cittadini italiani. E se provassimo a dimostrargli che se si fa conoscere davvero la realtà del carcere alla società, una parte consistente di quella stessa società potrebbe essere in grado di capire anche misure difficili come l’amnistia e l’indulto? Abbiamo provato a parlare di questi temi agli studenti, che nel carcere di Padova numerosissimi incontrano le persone detenute per parlare di pene e carcere, per ascoltare le loro storie e capire quanto sia facile da piccoli comportamenti a rischio scivolare nei reati, ma anche quanto è importante che la pena sia scontata in modo civile e umano.
Gli abbiamo pure spiegato quanto misure come l’amnistia e l’indulto, che potrebbero apparire come una negazione della giustizia, possano servire invece proprio a portare un po’ di giustizia là dove si sconta la pena in carceri sovraffollate, degradate, senza prospettive di un futuro decente, là dove ci si suicida con frequenza impressionante.
Il fatto è che la macchina giudiziaria, in particolare nella parte che ha a che fare con le carceri e l’esecuzione pena, non funziona certo perfettamente, e quindi è giusto e inevitabile che Io Stato abbia la generosità e l’intelligenza di fare i conti con i suoi errori. Uno Stato, non dimentichiamolo, condannato quasi cinquemila volte in un anno per trattamento inumano e degradante delle persone che tiene recluse.
Scrivono alcune giovani studentesse, dopo un’esperienza di una settimana “passata in galera” nella redazione di Ristretti Orizzonti: “Non potrò mai dimenticare le emozioni che ho provato durante l’esperienza, come anche la mia crescita personale e il cambiamento della mia prospettiva su alcune questioni. Ciò che mi ha lasciato l’incontro con i detenuti è un bagaglio importantissimo: ascoltarli raccontare la loro storia passata, il modo in cui vivono il presente e ciò che si augurano per il futuro mi ha fatto aprire gli occhi su quanto l’essere umano, nonostante contesti o condizioni complicati davanti ai quali la vita ti mette di fronte, in fondo rimanga sempre un essere umano, capace di sbagliare, talvolta in modo grave, ma anche di comprendere i propri errori per cercare di recuperare, perché non è mai un gesto inutile ma anzi richiede tanta forza e coraggio. Altrettanto coraggio l’ho osservato nel loro esporsi davanti a noi studenti senza il timore, almeno apparentemente, di essere giudicati o fraintesi. Questo mi ha aiutata ad aprirmi e a liberarmi dalla paura dei pregiudizi”. (Sole, 18 anni).
“Il carcere è un luogo senza umanità in tutti i sensi, sia per le condizioni fisiche e psicofisiche, vieni allontanato dalla tua famiglia che non puoi vedere e sentire praticamente quasi mai, non hai privacy e non hai una vita, è un luogo che serve per rieducare la persona, ma vivendo così nelle peggiori condizioni, la persona difficilmente ha la motivazione di cambiare. Noi siamo stati solamente al carcere di Padova, il quale offre delle attività a vari detenuti, ma in tutto il resto del mondo ci sono tanti altri detenuti che vivono in condizioni ancora peggiori. In conclusione desidero che ognuno di voi detenuti riesca a superare ogni minimo ostacolo che vi impedisca di migliorare nel vostro percorso e che là fuori, un giorno, quando uscirà, riesca a rifarsi la vita che ha sempre voluto”. (Valentina, 18 anni).
“Vedere il carcere di Padova non è stata una semplice “visita allo zoo”, ma un’esperienza completa che mi ha fatto aprire gli occhi su una realtà che non viene raccontata abbastanza. In questi cinque giorni abbiamo “imparato a vedere con il cuore”, non solo con gli occhi della giustizia, che mai dimenticherà un reato commesso.” (Claudia, 17 anni).
Viene da dire che se una esperienza simile fossero obbligati a farla i parlamentari, per conoscere la realtà delle nostre galere, che significa conoscere meglio anche la vita e la civiltà del nostro Paese, forse poi saprebbero capire e spiegare il senso di un provvedimento di amnistia e indulto: che è soprattutto un “risarcimento” per pene fatte scontare dalle Istituzioni alle persone detenute nella illegalità più drammatica, senza speranza e senza quello che la Costituzione impone di garantire, la rieducazione, quindi un rientro graduale e accompagnato nella società.
Se mai dovessero essere concessi amnistia e indulto, questo succederebbe: che uscirebbero un po’ prima del previsto persone che spesso si trovano ancora in carcere perché non hanno le risorse per accedere a una misura alternativa. Eppure, tutte le ricerche dimostrano che una persona che sconta tutta la sua pena in carcere esce molto più pericolosa, rabbiosa, senza prospettive rispetto a una persona che esce sì un po’ prima del fine pena, ma accompagnata in una misura alternativa, sostenuta, messa in condizione di ricostruirsi un futuro.
*Direttrice di Ristretti Orizzonti










